Giustizia

Cyberbullismo, sì della Camera alla legge: da uno a sei anni di carcere per gli atti persecutori online

download-1
24 set 2016 - 06:04

La legge sul cyberbullismo ha quasi terminato il proprio iter legislativo. Dopo oltre un anno di discussioni parlamentari e modifiche il testo ha trovato l’approvazione da parte della Camera dei deputati ed ora approda per il terzo passaggio al Senato, con una normativa modificata che assurge a destinatari non solo i minorenni ma anche gli adulti. Un’attenzione, quella del legislatore sull’argomento, nata da alcuni casi che hanno colpito l’opinione pubblica, tra cui quello di Carolina Picchio, l’adolescente di Novara che si era uccisa dopo essere stata vittima di cyberbullismo, e dall’analisi dei dati forniti da “Telefono azzurro” che raccontano di una Italia in cui si assiste ad un caso al giorno di bullismo e cyberbullismo.

Grazie all’approvazione definitiva del testo entrerà per la prima volta nell’ordinamento italiano una puntuale definizione legislativa di bullismo e cyberbullismo.

Ecco cosa prevede il provvedimento:

il primo articolo, definisce l’identikit del cyberbullo come una persona che reiteratamente assume atteggiamenti aggressivi o compie vere e proprie molestie nei confronti di un soggetto, ovvero la vittima, che a causa dell’ansia generata dalle continue minacce, dai ricatti, dai furti o da altri danneggiamenti fisici o psicologici, è spinta all’isolamento.

Nell’articolo 2, si definisce l’atto del cyberbullo: ‘Ai fini della presente legge, con il termine «bullismo» si intendono l’aggressione o la molestia reiterate, da parte di una singola persona o di un gruppo di persone, a danno di una o più vittime, anche al fine di provocare in esse sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione, attraverso atti o comportamenti vessatori, pressioni e violenze fisiche o psicologiche, istigazione al suicidio o all’autolesionismo, minacce o ricatti, furti o danneggiamenti, offese o derisioni, anche aventi per oggetto la razza, la lingua, la religione, l’orientamento sessuale, l’opinione politica, l’aspetto fisico o le condizioni personali e sociali della vittima’.

Con questa legge chi è vittima di cyberbullismo, oppure il genitore o il tutore del minorenne, potrà richiedere al gestore del sito internet o del social media di oscurare, rimuovere o bloccare i contenuti incriminati diffusi in rete, anche quando non è stato accertato reato di stalking, diffamazione, ingiuria. Se il gestore non provvederà alla rimozione richiesta entro 48 ore, la vittima potrà rivolgersi al Garante per la privacy, che avrà il potere e l’obbligo di intervenire direttamente entro le 48 ore successive. In caso di mancata rimozione del contenuto, nelle 24 ore successive alla richiesta potrebbero essere applicate sanzioni sino a 180mila euro. Inoltre secondo la nuova normativa, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, i gestori dei siti dovranno creare delle specifiche procedure per l’accoglimento delle eventuali richieste e la gestione degli oscuramenti, ‘dandone informazione tramite avvisi chiari e di facile individuazione pubblicati nella pagina iniziale degli stessi siti’.

La nuova legge rafforza, anche, l’aggravante per gli atti persecutori online. In buona sostanza, lo stalker rischierà una pena detentiva da uno a sei anni. Una condanna simile ricadrà anche su chi si macchia dei reati di scambio di identità, divulgazione dei dati sensibili, diffusione di registrazioni carpite con violenza o minaccia. Inoltre, in caso di condanna, verrà automaticamente confiscato il computer, il telefono o il tablet con cui è stato commesso il reato. Se non è ancora stata esposta una querela o una denuncia, il questore potrà convocare lo ‘stalker’, per ammonirlo verbalmente, invitandolo a rispettare la legge. Se è minorenne dovrà essere accompagnato dal genitore. Il legislatore interviene, anche, a sostegno dell’attività della Polizia postale e prevede un finanziamento di 220.000 euro per il triennio 2016-2018 a favore del Fondo per il contrasto alla pedo-pornografia su Internet.

Infine, l’articolo 4 affida al Miur, l’onere di creare delle linee guida per combattere il fenomeno nelle scuole, attraverso la formazione del personale scolastico, forme di sostegno e rieducazione dei ragazzi coinvolti e l’elezione di un docente per ogni istituto, quale referente per le iniziative legate al bullismo e al cyberbullismo.

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA