Giustizia

Coniugi separati si contendono il cane

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28 mag 2016 - 07:00

Ha fatto scalpore, dal punto di visto socio-giuridico, un recente provvedimento del Tribunale di Como, avente ad oggetto la separazione consensuale tra due coniugi, i quali, in assenza di prole, si contendevano l’affidamento del cane, per la cui frequentazione decidevano di mobilitare la macchina giuridica. Le parti, infatti, all’interno dell’accordo raggiunto hanno inserito delle clausole relative al “diritto di visita dell’animale domestico”, andando ben oltre un’intesa raggiunta sulle spese necessarie al mantenimento dello stesso, unico argomento di regola trattato in sede giudiziaria. Con il decreto di omologa emesso dalla Sezione Civile del Tribunale di Como, in data 3 febbraio 2016, il giudice del procedimento, dott.ssa Montanari, si adopera per fare un monito ai coniugi in causa, relativamente al lessico utilizzato in seno all’accordo raggiunto, che sarebbe più opportuno adoperare per gli aspetti riguardanti il mantenimento e l’affido della prole, piuttosto che di un animale di famiglia.

Il provvedimento così, infatti, dispone “quanto alle condizioni relative agli altri aspetti del rapporto con l’animale, esse (ricalcando impropriamente sul piano terminologico le clausole generalmente adottate in tema di affidamento, collocazione e protocollo di visita dei figli minori, il che a questo giudice pare una ‘caduta di stile sul piano culturale’) di fatto si preoccupano di assicurare a ciascuno dei comproprietari la frequentazione con l’animale (in via alternata) e la responsabilità sullo stesso”.

Il Giudice adito, nel caso di specie, invita le parti ad accordarsi stragiudizialmente, tramite ad esempio scritture private, sui tempi di frequentazione dell’animale, ricordando agli stessi quali siano i compiti che il Giudicante deve ottemperare nel provvedere su una separazione consensuale e su quale sia la funzione del decreto di omologa, che è quella di controllare la compatibilità della convenzione pattizia rispetto alle norme cogenti ed ai principi di ordine pubblico, nonché, in presenza di figli minori, di compiere ex art. 158 2 co. c.c. la più pregnante indagine circa la conformità delle condizioni relative ad affidamento e mantenimento allo interesse degli stessi.

Il Giudice al tempo stesso dà un valore affettivo di rilievo al rapporto con gli animali domestici, che non si limita ai soli aspetti patrimoniali, di cui bisogna dare contezza all’interno dell’accordo di separazione consensuale, bensì intacca la sfera affettiva, che, come poc’anzi detto, trova una miglior tutela tramite intese raggiunte stragiudizialmente.

Il provvedimento del Giudicante, tuttavia, funge da punto di partenza per una riflessione su un fattore sociale che inevitabilmente si proietta anche nella sfera giuridica, così come accaduto nel caso in specie, ossia l’assimiliazione del rapporto genitoriale a quello avente ad oggetto la cura per un animale domestico. In un’era in cui si dispone di servizi quali dog sitter, vendita di vestiti per cani, parrucchieri per animali domestici, bisognerebbe interrogarsi sulla reale considerazione che si ha del proprio animale domestico, che è bene ricordare è pur sempre un essere vivente meritevole di rispetto e non un giocattolino da sfoggiare ed abbellire.

Avv. Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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