Salute

Come proteggere il seno dal carcinoma?

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24 gen 2015 - 06:30

Attraverso l’alimentazione è possibile ridurre i fattori di rischio correlati allo sviluppo del tumore al seno?

Molteplici studi effettuati negli anni hanno dimostrato che grazie al cambiamento delle abitudini alimentari è possibile ridurre alcuni fattori di rischio associati al cancro della mammella.

Inoltre è stato dimostrato che dal cambiamento delle abitudini alimentari si può ottenere anche una riduzione del rischio di recidiva nelle donne che hanno già subito l’intervento al seno.

L’obiettivo delle donne, che possiedono una predisposizione genetica (mutazione del gene BRCA 1) a contrarre questa patologia, dovrebbe essere quello di educare l’organismo ad un nuovo stile alimentare.

I casi di tumore al seno sono in continuo aumento, e il rapporto tra dieta e cancro è uno dei campi più controversi della ricerca. Grazie a numerosi studi pubblicati a partire dagli anni settanta del secolo scorso è stato possibile dimostrare che elevati livelli nel sangue di ormoni sessuali maschili (androgeni) e, dopo la menopausa, di ormoni sessuali femminili (estrogeni) sono correlati all’incremento del rischio di carcinoma mammario.

L’aumento di tale rischio è direttamente proporzionale ad alti livelli di un fattore di crescita specifico, l’IGF-I e a bassi livelli di una proteina prodotta dal fegato, SHBG (Sex Hormone-Binding Globulin). La proteina SHBG tende a legare gli ormoni sessuali.

Se viene prodotta in quantità insufficiente crescono i livelli degli ormoni sessuali liberi, ritenuti i principali responsabili dell’aumento del rischio di carcinoma mammario. La molecola IGF-I, invece, incrementa la crescita cellulare e, insieme agli estrogeni, favorisce la proliferazione delle cellule epiteliali mammarie. Infatti è stato dimostrato che le donne con un elevata concentrazione di IGF-I nel sangue presentano un maggiore rischio di contrarre il tumore al seno.

I livelli nel plasma del sangue di quest’ultima molecola dipendono dal GH (ormone della crescita). Il GH è elevato nei bambini e tende a ridursi progressivamente con l’età, ma una dieta iperproteica e in particolare ricca di proteine di origine animale e di latte induce alti livelli di IGF-I.

Tutti questi fattori sono fortemente dipendenti dall’innalzamento dell’insulina in fase post-prandiale.

Alimentazione e attività fisica sono i due principali campi sui quali intervenire per permettere il controllo dei picchi insulinici. In particolare un cambiamento della dieta che porti alla riduzione del consumo di zuccheri raffinati e di grassi saturi (che caratterizza l’alimentazione dei Paesi ricchi e industrializzati), permette di abbassare il livello di insulina nel sangue e ridurre la biodisponibilità di ormoni sessuali e fattori di crescita.

Da sottolineare che anche il consumo di alcol interviene nell’aumento del rischio di contrarre tale patologia, in quanto anche quest’ultimo aumenta la produzione di estrogeni e testosterone nel sangue.

Gli aspetti alimentari finora trattati che portano ad alterazioni ormonali sono gli stessi che favoriscono la sindrome metabolica. Numerosi studi indicano che la presenza di uno o più fattori di sindrome metabolica, specialmente se accompagnati da livelli plasmatici di testosterone superiori a 0,4 ng/ml, predisponga ad una prognosi peggiore.

Tra i fattori che intervengono in tale processo, il grasso addominale (circonferenza superiore a 85 centimetri) sembra essere maggiormente implicato nel rischio sia perché spesso indice di insulino-resistenza, sia perché, dopo la menopausa, il tessuto adiposo trasforma il testosterone in estrogeni.

Inoltre sovrappeso e obesità, principali indicatori di un’alimentazione ipercalorica, provocano un’incidenza maggiore di tumori al seno.

Mantenere, dunque, un peso adeguato non è necessario per un fine esclusivamente estetico, ma è doveroso per mantenere il nostro stato di salute. Naturalmente il tutto deve essere accompagnato da un’attività fisica moderata, come 30 minuti di camminata veloce al giorno.
Mangiare bene e sano è qualcosa che dobbiamo alla nostra vita…

Anna Roccaro – nutrizionista

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Redazione NewSicilia



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