Giustizia

La Cassazione e il criterio della Maternal Preference

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17 set 2016 - 06:01

Aumentano, purtroppo, di giorno in giorno, le cause di separazione e divorzi che oberano i giudici intasando le aule dei tribunali. E nel caso in cui la coppia abbia avuto figli, non è per nulla inusuale assistere a scene impietose in cui i genitori si contendono i bambini quasi come fossero oggetti.

È proprio di questa annosa e, ahimè, frequente problematica che la Suprema Corte di Cassazione si è occupata nella recentissima sentenza n 18087\2016 del 14 settembre 2016 sancendo il criterio guida in ordine al collocamento della prole. Stiamo parlando del criterio della Maternal preference: come è facile intuire, i giudici ermellini nella scelta del genitore collocatario di figli in età scolare o prescolare danno preferenza alla madre salvo che questa risulti palesemente sfornita di adeguate capacità genitoriali, educative e di accudimento.

Nessuna valutazione comparativa viene effettuata dalla Corte di legittimità che considera irrilevante l’eventuale paritaria ottima idoneità genitoriale del padre. Nel caso in specie la madre, vinto il concorso di magistratura, si è trasferita insieme ai figli in una sede territorialmente distante dalla città natale e dal padre dei bambini. Il trasferimento di residenza per motivi di lavoro, seguita la Corte, essendo un diritto garantito dalla Costituzione non determina per ciò stesso la perdita “dell’idoneità ad avere in affidamento i figli minori o esserne collocatario”.

La priorità accordata alla madre risponde piuttosto al dovere dei giudici di adottare la decisione che meglio garantisca il futuro benessere morale e materiale dei minori anche qualora questa incida negativamente sulla quotidianità dei rapporti con il genitore non collocatario. Che la madre sia il soggetto più idoneo è probabile ma non esclude la possibilità che lo sia altrettanto il padre, come nel caso in specie. Ed allora la motivazione su riportata non basta a fuggire dall’idea che, ancora una volta, siano solamente i bambini le vittime innocenti. Nient’altro che pedine usate dai genitori per farsi reciprocamente del male. Infatti, la decisione adottata, non eviterà ai due bambini lo stress dello sradicamento dal luogo dei loro affetti e punti di riferimento e nemmeno li proteggerà dal rischio di un “frenetico pendolarismo”.

Avvocato Elena Cassella del Foro di Catania

Redazione NewSicilia



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