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Carmen Consoli: sangue made in Sicily

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16 lug 2017 - 06:51

Mi piace paragonare la vita ad un treno dalle mille fermate. Per ognuna di esse corrisponde un vagone carico di tutte quelle esperienze, belle o brutte e di valige che piano piano si riempiono, non certo di indumenti, ma di ricordi che indissolubili, resteranno sempre con noi. Uno di quei periodi della vita che a me piace ricordare è sicuramente il periodo scolastico, in particolare quello liceale. A quei tempi la voglia più grande era quella di emanciparsi e di staccarsi finalmente dai banchi di scuola, da quei libri che ogni giorno e per mesi, non avevi fatto altro che trascinarti dietro, dove l’unico problema era sperare che la professoressa di matematica non si fosse accorta che il compito in classe l’avevi interamente scopiazzato. Ho saputo che da qualche giorno si sono conclusi gli esami di stato delle scuole superiori. Come dimenticare il mio ultimo giorno. Ad attenderci al bar c’erano sempre due cose: la granita alla mandorla e la canzone “Parole di burro” di un’emergente Carmen Consoli. La speaker radiofonica, alla fine del brano, la presentava sempre come la “cantantessa siciliana”, che ancora una volta aveva saputo emozionare con uno dei suoi suggestivi brani.

La nostra Carmen Consoli, (per le sue origini siciliane di cui siamo fieri), nasce in una calda giornata catanese il 4 settembre del 1974 da padre siciliano, ottimo suonatore di chitarra che le ha trasmesso la passione per la musica e da madre veneta. Il mondo della musica le apparterrà sin da subito, crescerà con miti come Janis Joplin, passando per la musica rock inglese sino agli Oasis. Nel 1995 salirà per la prima volta sul palco dell’Ariston al festival di Sanremo col brano “Quello che sento”: …ho bisogno di stare con te regalarti le ali di ogni mio pensiero oltre le vie chiuse in me voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero…, splendida confessione fatta ai fan.

Ma Carmen Consoli era anche “Amore di plastica”, canzone scritta insieme all’amico Mario Venuti e presentata al Sanremo dell’anno successivo, guadagnandosi un modesto 8° posto, anche se la massiccia programmazione radiofonica, l’ottima ricezione della critica e il particolare stile vocale della Consoli fecero diventare popolare la “cantantessa” che riproverà a Sanremo, l’anno dopo, col brano “Confusa e felice” brano che sarà squalificato ma che otterrà un grandioso successo di consensi tra il pubblico.

Carismatica, giovane, ribelle, Carmen Consoli non è una che ama sorridere sul palco perché lei, percezioni e sentimenti, li trasmette attraverso la sua chitarra e dalle note musicali che creano la “sua di musica”, la stessa che colpì anche Gabriele Muccino che scelse il suo brano “L’ultimo bacio” come colonna sonora del suo film omonimo, attraverso il quale, con l’ultimo bacio, si cela l’addio di due amanti che la vita, beffarda, ci costringe a dare: ”Mille violini suonati dal vento l’ultimo bacio mia dolce bambina brucia sul viso come gocce di limone l’eroico coraggio di un feroce addio…”

E poi c’era il secondo trimestre e insieme ad esso arrivava puntualmente la stanchezza, la paura dell’attesa dei risultati dei voti, la voglia sconfinata di estate e di mare, di libertà e in quelle giornate lunghissime di aprile dalla mia radiolina tra un appunto e l’altro arrivava anche Carmen Consoli con la sua “Pioggia di aprile”: “…la tanto attesa calda stagione sembra che voglia farsi aspettare…”.

Carmen Consoli, insomma, racconta la vita tra le pagine in “Bianco e nero” di una raggiante Catania degli anni ‘50, dove ripropone, anche e se vogliamo, personaggi pirandelliani, protagonisti delle sue storie come di una sposa abbandonata sull’altare ad aspettare uno sposo che non arriverà mai nel brano “Fiori d’arancio”, del cosiddetto “picciu” della suocera nel brano “Masino”, al brano “A’ finestra” che è uno spaccato sulla società, di critica verso certi malcostumi e di monito per un futuro migliore.

L’anno 2010 scolvolgerà la vita della Consoli perché dovrà fare un faccia a faccia per la prima volta con la “morte” e con quell’ultimo bacio di cui parlavamo prima. Muore, infatti, il padre. “Mandaci una cartolina” dedicata al padre è uno di quei brani scritti in pochissimo tempo di getto, dove la musica era diventata la sua vera medicina, trasformando quel veleno in miracolo, mutando il dolore in gioia: ”mandaci una cartolina e una ridente foto di te mentre stai sul bagnasciuga e cogli con stupore il nuovo giorno”.

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Per chi non lo sapesse la “cantantessa” coi suoi “echi di sirene” aprirà la rassegna musicale “Luce del Sud” che si terrà a Milo su un ridente borgo millenario alle pendici dell’Etna in un pittoresco anfiteatro sotto le stelle il 31 luglio 2017 organizzata da un altro grande artista siciliano, Franco Battiato. Noi saremo lì ad applaudirla e a cantare insieme a lei quei brani che sono state le colonne sonore della nostra vita.

Barbara Gricoli

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Redazione NewSicilia



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