Giustizia

Una buona notizia per i camici bianchi

medici
10 set 2016 - 06:00

Per i camici bianchi, una buona notizia! La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza n. 12107\2016 del 13 giugno 2016, ha definitivamente composto l’acceso dibattito tra Fondazione ENPAM e società convenzionate con il Servizio Sanitario Nazionale in merito ai contributi previdenziali dei medici operanti in tali strutture. Il contesto normativo di riferimento è ravvisabile nell’art. 1 comma 39 della legge n.243\2004 che prevede che le società mediche ed odontoiatriche accreditate col Servizio Sanitario Nazionale debbano versare all’ENPAM un contributo pari al 2% del fatturato annuo attinente a prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale. Benché il tenore letterale della previsione legislativa appaia chiaro e preciso, tuttavia, numerose sono state le vicende giudiziarie aventi ad oggetto la corretta interpretazione della norma e numerosi i tentativi di aggirarne l’applicazione fornendo fantasiose alternative finalizzate preminentemente all’elusione degli obblighi contributivi.

Precipuamente, alcune società convenzionate hanno sostenuto che, in forza della previsione normativa di cui sopra, fossero onerate a versare il 2% non delle somme annue fatturate dalla struttura (relative all’attività specialistica svolta nei confronti del SSN) ma del compenso dovuto al medico esercente libera professione presso la struttura. Quest’interpretazione non regge ed è stata in toto respinta dalla Suprema Corte. Infatti la Corte ha specificato che: “L’obbligo contributivo non può essere commisurato ai compensi e\o alle retribuzioni spettanti a ciascun lavoratore e prescinde da ogni valutazione di vantaggiosità previdenziale per i soggetti obbligati”.

Gli ermellini chiamati all’esatta interpretazione della norma hanno sottolineato che la soluzione non può non essere individuata nel tenore letterale della norma stessa e hanno affermato il principio di diritto per cui la base di calcolo per il contributo del 2% debba essere il fatturato annuo delle società di capitali convenzionate limitatamente alle prestazioni dei medici o odontoiatri operanti nelle strutture in forma autonoma. Alla luce di questa importante sentenza, ai medici non resta dunque che verificare la correttezza della propria posizione contributiva con specifico riferimento al periodo successivo al 2004 e nell’eventualità di riscontrate irregolarità rivolgersi ad un avvocato per la tutela dei propri diritti.

Avv. Claudia Cassella del Foro di Catania

Redazione NewSicilia



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