Giustizia

No all’addebito al marito violento se la madre ha alienato la figura paterna dalla vita della figlia

violenza abusi aggressione donne
2 apr 2016 - 06:21

Con la sentenza n. 5757/2016, depositata il 23 marzo, la Corte di Cassazione ha stabilito che la condotta della ex moglie che contribuisce ad alienare la figura paterna dalla vita della figlia esclude l’addebito al marito, anche se violento. Infatti, i giudici hanno rigettato le richieste di una donna relative ad una declaratoria di addebito della separazione in capo al marito, reo di aver posto in essere comportamenti violenti nei suoi confronti e di averle mancato di rispetto.

Il fatto. Con sentenza non definitiva n. 6662/2009 il Tribunale di Milano pronunciava la seprazione personale dei coniugi. Con successiva sentenza n. 3832/2012, il medesimo Tribunale addebitava la separazione al marito, affidava la figlia minorenne ad entrambe le parti, con collocamento presso la madre, e ammoniva quest’ultima, ai sensi dell’art. 709 ter c.p.c, a non ostacolare ulteriormente i rapporti tra padre e figlia, condannandola al risarcimento dei danni in favore di entrambi. La madre proponeva appello contro la sentenza definitiva di primo grado, istando, tra le altre, l’annullamento dell’ammonimento e della condanna ex art 709 ter c.p.c.. Il marito chiedeva il rigetto dell’appello della moglie, l’eliminazione dell’addebito a suo carico, sostenendo che in realtà vi fossero stati reciroci episodi di intolleranza e che la moglie gli avesse sottratto più volte la figlia, e il collocamento della figlia presso di lui.

Con la sentenza n. 3938/2014, la Corte di appello di Milano, in parziale riforma della sentenza impugnata, respingeva la domanda di addebito proposta dalla donna e confermava nel resto la sentenza impugnata. La condotta della donna, che di fatto aveva alienato la figura paterna dalla vita della figlia, induceva i magistrati a respingere la domanda di addebito della separazione.

Avverso questa Sentenza, il 06/02/2015, la madre proponeva ricorso in Cassazione, il marito resisteva con controricorso e proponeva ricorso incidentale. La Suprema Corte rigettava il ricorso prinicipale ed incidentale e confermava quanto rilevato in precedenza dai giudici: la madre aveva posto in essere con la figlia un legame di tipo simbiotico-fusionale che aveva portato la ragazza a condividere tutte le sfiducie della madre verso il padre e indotto la psicoterapeuta della minore a riferire “che è difficile individuare cosa sia della figlia e cosa sia della madre”. Inoltre, non aveva ottemperato alle pescrizioni del Tribunale, disattendendo tutti i percorsi di aiuto consigliatele ed aveva alienato la figura paterna dalla vita della figlia; con l’aiuto della sorella, aveva sottratto più volte la figlia al padre.

In sostanza, pur essendo state ritenute provate dai giudici di primo grado le affermazioni della donna relative a violenze, ingiurie e mancanza di rispetto, la condotta della stessa ha condotto i magistrati a respingere la domanda di addebito della separazione.

Avvocato Elena Cassella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA