Giustizia

Agenzia delle Entrate: illegittimi atti sottoscritti da dirigenti privi di delega

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21 nov 2015 - 06:59

Con una recentissima sentenza, la n. 11630/2015, la Commissione Tributaria Provinciale di Catania ha accertato e dichiarato la nullità degli atti dell’amministrazione finanziaria sottoscritti da soggetto privo di valida delega, o privo di qualifica dirigenziale di nono livello di carriera. La vicenda ha origine dai nove ricorsi instaurati, presso la Commissione Tributaria del capoluogo etneo, dai contribuenti, difesi dagli avvocati Elena Cassella e Ivano Addieri, i quali, nel caso in specie, contestavano la legittimità degli atti di accertamento emessi dall’Agenzia delle Entrate non firmati dal titolare dell’Agenzia ma sottoscritti da dirigenti che non ne avevano il potere.

Infatti la normativa in tema di tributi sembra essere chiara e di facile interpretazione. L’art. 42 del D.P.R. 600/1977 “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”, in particolare, prevede, al primo comma, che “gli accertamenti in rettifica e gli accertamenti d’ufficio sono portati a conoscenza dei contribuenti mediante la notificazione di avvisi sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato”. Il secondo comma della medesima norma sancisce, inoltre, la nullità degli accertamenti per il caso, tra l’altro, del difetto di sottoscrizione.

La norma de qua fa riferimento pertanto ad alcuni essenziali requisiti di legittimità della sottoscrizione la cui assenza implica la nullità assoluta sia dell’avviso di accertamento sia dell’intera verifica tributaria sottesa. La norma, infatti, richiede che l’avviso di accertamento venga sottoscritto dal capo dell’ufficio, o anche da altro impiegato purché inquadrato nei ruoli dirigenziali e munito di delega. In assenza anche di una sola delle precedenti condizioni, l’accertamento deve considerarsi nullo perché posto in essere in violazione delle fondamentali prescrizioni di cui alla citata normativa speciale, e perché integrante un’ipotesi classica di c.d. difetto assoluto di attribuzione, con conseguente nullità dell’atto dell’amministrazione ex art. 21 septies della l. 241/90. Occorre dunque verificare se il funzionario firmatario dell’atto impugnato sia inquadrato nei ruoli dirigenziali ed abbia validamente ottenuto la delega da parte del dirigente dell’ufficio.

Tale annosa questione è stata anche di recente affrontata da una recentissima sentenza della Corte Costituzionale, sent. 37/2015 depositata il 17 marzo 2015 la quale, aveva finalmente ufficializzato un principio di diritto cristallino, in base al quale “sono abilitati all’esercizio di talune delicate competenze solo coloro che, a seguito di pubblico concorso, sono stati inquadrati nei ranghi dirigenziali: ogni altra forma di attribuzione di competenza (per delega interna o, anche, per atto legislativo) è da ritenersi costituzionalmente illegittima perché elusiva della fondamentale regola di cui all’art. 97 della Costituzione, inerente il c.d. principio di imparzialità della pubblica amministrazione“. Ciò comporta che l’esclusione di tali compiti dirigenziali riguardi anche i semplici funzionari ed impiegati dell’amministrazione finanziaria, i quali siano stati inquadrati nei ruoli e nei livelli dei dirigenti attraverso l’attribuzione di incarichi in via interna, e, cioè eludendo la regola del pubblico concorso per l’accesso alle qualifiche dirigenziali.

L’atto dell’amministrazione finanziaria, infatti, è da considerarsi nullo non soltanto per il caso che manchi la delega di cui al primo comma dell’art. 42 cit, ma anche per il caso che la delega, pur sussistente, sia conferita a soggetto non inquadrato nei ruoli dirigenziali. Ne consegue che l’assenza della qualifica dirigenziale in capo al soggetto delegato vizia la delega stessa, con conseguente riverbero in termini di inesistenza giuridica dell’atto perché sottoscritto da soggetto privo di potere di firma.

Ma ciò non è tutto. Perchè si sa che in un giudizio pendente, un ruolo primario è rivestito dall’onere probatorio: spetta all’amministrazione finanziaria e non al ricorrente, l’onere di provare la legittimazione sostanziale del dirigente all’adozione dell’atto e la correttezza della relativa delega. Questa volta i contribuenti potranno tirare un sospiro di sollievo, poiché la Commissione Tributaria ha annullato tutti gli atti impugnati affermando che “non può che prendersi atto del mancato assolvimento, da parte dell’amministrazione, dell’onere di comprovare l’esistenza delle deleghe“, annullando gli atti impugnati per un valore di oltre un milione di Euro.

Redazione NewSicilia



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