Metamorfosi

Da Zichichi e Battiato a Cracolici e Fiumefreddo: la parabola della “rivoluzione” a passo di gambero

Franco Battiato
4 nov 2015 - 06:00

PALERMO - Partire con i fuochi d’artificio, con le scintille, con gli effetti speciali e terminare tra lo scetticismo generale, nell’anonimato e nella sfiducia.

La parabola di Rosario Crocetta alla Regione si riassume tutta nei nomi: si era partiti con una giunta “sognatrice” con personaggi come il cantautore Franco Battiato, lo scienziato Antonio Zichichi e la studentessa fuori corso Nelli Scilabra e si è giunti a tirare a campare con Giovanni Pistorio (un tempo autonomista), Antonello Cracolici (uno degli artefici del ponte con Raffaele Lombardo) e Antonio Fiumefreddo (un tempo avvocato dell’ex presidente, ora acerrimo nemico).

Una mutazione genetica che ha impedito a Crocetta di dare senso alla sua promessa racchiusa in una parola: rivoluzione. Non c’è stata e non c’è stato nemmeno un governo saldo alla Regione: quasi 40 assessori non avrebbero potuto garantire continuità amministrativa e di progetti.

Così l’avventura di Crocetta è stata costellata da mozioni di sfiducia poi saltate per qualche poltronista, rimpasti, polemiche per i posti in giunta, cambi di casacca clamorosi e trasmigrazioni di deputati.

Tutti elementi che, di sicuro, avvalorano la scelta della maggioranza dei siciliani che nel 2012 non andarono a votare perché probabilmente stanchi e delusi da una politica vuota e inconcludente.

Soltanto il 47% dei siciliani si recò alle urne tre anni fa e con questi chiari di luna in molti vedono come certa la vittoria del Movimento Cinque Stelle parallela a un’astensione galoppante.

La retromarcia sul Muos, le amicizie pericolose con Tutino, il flop della riforma delle Province, la continua instabilità politica, il crollo del pilone della A19, la crisi idrica di Messina, l’aumento della disoccupazione sono tutti elementi che inchiodano il governatore.

Non è tutta colpa di Crocetta: governare la Sicilia non è impresa facile e promettere la rivoluzione non è stata una scelta saggia.

Adesso il presidente con il quarto governo in tre anni ha cercato di imprimere una svolta “politica” forte in vista delle elezioni, ma a quanto pare tutti gli alleati sono rimasti delusi.

Il Megafono – Psi voleva l’assessore così come Sicilia Democratica, Sicilia Futura è delusa così come i renziani e area dem del Pd.

E Crocetta fino a tardi ha parlato con il segretario Raciti per ricomporre la situazione. Ma della rivoluzione ben poco è rimasto. Non c’è più l’austera figura di Battiato o il candore di Nelli Scilabra, ci sono gli sguardi furbi di Antonello Cracolici.

Proprio colui che il 30 giugno scorso scriveva su Twitter: “Sembra ineluttabile che alla Regione Siciliana stiano per spegnersi le luci”.

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Andrea Sessa



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