Protesta

“Viviamo con 6 mila euro all’anno, Cracolici deve ascoltarci”. L’urlo degli agricoltori

image
29 giu 2016 - 11:10

CATANIA – “Il consorzio agricolo deve tendere una mano verso di noi, si tratta di aumentare le giornate lavorative da 51 a 150 almeno. Mantenere una famiglia con soli 6 mila euro all’anno, quattro di reddito e 2mila di disoccupazione, è impensabile. Ecco perché protestiamo: l’assessore all’agricoltura Cracolici deve ascoltarci”.

Sono queste le parole con cui Ernesto Abate, Rsa Fai e Cisl, spiega il motivo per cui dalle prime ore di questa mattina, insieme con i suoi colleghi, si trova davanti al consorzio agricolo di Catania.

 
 
 
 

Ventuno giorni di protesta, infatti, non sono bastati agli agricoltori della piana di Catania per far sentire la loro insoddisfazione nei confronti dell’ente pubblico. Ecco perché dall’oasi di Ponte Barca, i lavoratori si sono spostati oggi davanti alla sede del corsorzio, in via Centuripe, dove attendono risposte dall’assessore all’agricoltura Antonello Cracolici.

Parliamo di 33 padri di famiglia che dal 2015 sono in serie difficoltà: devono tirare a campare potendo contare solo su 51 giornate lavorative, a fronte delle 168 relative al 2014. Una situazione che dal 2010 è andata peggiorando, alla quale oggi ci si ribella.

“Vogliamo che Cracolici si assuma l’onore di risolvere la situazione il prima possibile - afferma Ernesto Abate -. Noi parliamo sia di un problema emergenziale, sia di uno strutturale perché alla protesta degli agricoltori si aggiunge quella di manovratori, meccanici, saldatori, carpentieri, elettricisti che vorrebbero offrire il loro servizio manutentivo, ordinario e straordinario, ma sono costretti a rimanere a casa”.

Si tratta di una realtà agricola, quella catanese, completamente messa in ginocchio  che da Cracolici è stata rimandata a dicembre.

“Non possiamo più rimandare, oggi manca il servizio irriguo alla Piana di Catania, oggi il personale specializzato non può lavorare e cerca delle rassicurazioni che non trova – aggiunge Ernesto Abate -. Senza contare che quello estivo è periodo di ferie: cosa faremo luglio, agosto e settembre?”.

 
 
 
 

La necessità è quella: ottenere segnali concreti.

“Per arginare questa grave situazione, e aiutare 33 padri di famiglia - conclude Abate -. Basterebbe che venissero stanziati solo 330 mila euro, una cifra ridicola che potrebbe far tornare il sorriso a molti di noi”.

Vittoria Marletta



© RIPRODUZIONE RISERVATA