Querelle

Vittoria, M5S con due sedi e due gruppi. I dissidenti: “Adesso parliamo noi!”

M5S
La conferenza stampa del M5S a Vittoria
17 nov 2015 - 11:25

VITTORIA - In via Garibaldi, a pochi metri l’una dall’altra, ci sono due sedi del Movimento Cinque Stelle. Una al civico 203 – che fu inaugurata in pompa magna alla presenza dei portavoce nazionale – e l’altra, nuovissima, al civico 161. 

Entrambe espongono fieramente la bandiera pentastellata e i manifesti inneggianti alle battaglie del Movimento ma sono la rappresentazione plastica di una scissione all’interno dei grillini di Vittoria, insanabile, che ha riverberi regionali e nazionali.

Se il web è stato il punto di forza dei “cittadini” che hanno conquistato posti all’Ars, in parlamento e al senato e diversi comuni è anche la causa della rottura tra i due gruppi ipparini: uno che fa riferimento dall’establishment grillino come il senatore Mario Giarrusso e i deputati regionali Vanessa Ferreri e Giancarlo Cancelleri e l’altro che, invece, rivendica un’antica militanza e un attivismo politico scevro di condizionamenti dall’alto.

Dopo il caso raccontato da NewSicilia.it e la replica di uno dei due gruppi ieri, nel corso di una conferenza stampa, i “dissidenti” segnalati al blog di Grillo hanno replicato punto per punto alle accuse.

Il bubbone scoppiato all’interno di un gruppo Facebook privato del Movimento è esploso dopo la richiesta di chiarimenti da parte di uno degli attivisti riguardo l’assegnazione della scorta al giornalista modicano Paolo Borrometi e il ruolo che avrebbe giocato il senatore Giarrusso, componente della commissione antimafia, nella vicenda.

Da qui le querele sporte da Giarrusso e Borrometi nei confronti di alcuni attivisti che avrebbero “avvallato” questi dubbi e la sottoscrizione di una raccolta firme per chiedere l’estromissione dal Movimento di alcune persone colpevoli anche di aver “criticato” le parole di Grillo sulla mafia pronunziate l’anno scorso a Palermo.

“La questione interna al gruppo è diventata calunnia pubblica – spiega Irene Nicosia, una delle papabili candidate a sindaco per il Movimento – al punto di associare il nome di un malavitoso a quelli di un noto politico vittoriese e di indicare come fiancheggiatori dei mafiosi gli attivisti che non si fossero piegati alle indicazioni che venivano dall’alto”.

“È stato sfruttato – prosegue la nota del Meetup - l’arrivismo, la cattiveria, l’inconsapevolezza e la debolezza di alcuni a danno di altri, agendo in modo subdolo”.

Irene Nicosia, nota in città anche per aver avuto un ruolo nel direttivo dell’associazione antiracket cittadina lasciato da poco tempo, ha aggiunto di aver chiarito personalmente con il giornalista Borrometi: “Con Paolo ho parlato e gli ho spiegato che nessuno lo ha mai calunniato”.

L’associazione con il nome di un pregiudicato ha indignato Ciro Torre, un altro dei “dissidenti”: “Mi sono ritrovato ad essere associato con persone che nemmeno conosco. Avevo solamente scritto una bozza di documento per chiedere chiarimenti. Questo è diventato un motivo per colpire chi in maniera libera vuole esprimersi in politica”.

Le accuse degli attivisti sono rivolte al senatore Giarrusso che, secondo la nota, “ha usato il potere conferitogli dalla sua carica istituzionale per intimidire gli attivisti”.

Una vera e propria faida che sembrerebbe avere origine dalla contrapposizione dei due gruppi sulle candidature a sindaco per le prossime amministrative. 

“In Sicilia forse il M5S – aggiunge Irene Nicosia - ha altre connotazioni che a noi sfuggono? I nostri portavoce non ci hanno risposto”.

Sarebbe inoltre emerso che, durante una riunione, Cancelleri e Ferreri avrebbero escluso di fare campagna elettorale se il candidato non fosse loro gradito. 

Il caso, a Vittoria, resta aperto. Si attendono le decisioni del blog di Grillo. Intanto pare che nell’altra sede si proceda spediti con il lavoro per la candidatura e avrebbe partecipato anche un ex assessore del Comune ipparino, circostanza smentita dal diretto interessato.

La querelle continua. Tanto che stamattina Giarrusso, con una foto su Facebook, ha indicato come sede del Movimento quella di via Garibaldi 161.

Con buona pace dello slogan “uno vale uno” che per molti attivisti, adesso, sembra un po’ appannato.

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Andrea Sessa



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