Intervista

“La Versailles del despota Bianco”. Iannitti su partecipate e rischio dissesto: “Si vuole il male della città”

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Matteo Iannitti
20 apr 2016 - 06:09

CATANIA – Matteo Iannitti non le manda a dire. Il rappresentante di Catania Bene Comune, uno dei movimenti più attivi e vigili sulle dinamiche cittadine, che nel marzo dello scorso anno “ha condannato duramente il piano di razionalizzazione presentato dalla Giunta perché rappresentava un tentativo insensato di taglio di servizi pubblici essenziali e privatizzazione di beni comuni”, riaffonda i colpi dopo quanto abbiamo pubblicato sul caso delle società partecipate dell’amministrazione Bianco.

Abbiamo definito quel che riguarda le partecipate un bluff. Sintetizzerebbe quanto sta avvenendo in altro modo?

La vicenda della riorganizzazione delle partecipate è solo l’ennesimo annuncio dell’amministrazione Bianco a cui non sono seguiti atti concreti. Il Sindaco nell’aprile 2015 aveva dichiarato alla città che nel giro di pochissimo tempo le società partecipate dal Comune sarebbero passate da 23 a 7. Dopo un anno non solo sono ancora 23 ma anche le misure più significative del piano di razionalizzazione sono state cancellate con un colpo di spugna nella riunione di Giunta l’1 aprile 2016. E dire che proprio il riordino delle partecipate figura tra quelle 326 cose già fatte dal sindaco presentate sul giornale comunale. Precisamente la numero 298. Nel marzo 2015 noi di Catania Bene Comune abbiamo chiesto che si aprisse un confronto per ridiscutere in maniera partecipata dei servizi pubblici catanesi, tutto questo non è stato fatto.

Rimandata la svolta più importante, la fusione fra Amt e Sostare. E dire che Bianco un anno fa l’aveva annunciata come ormai fatta. La vostra opinione.

L’ennesima promessa mancata. La fusione Amt – Sostare avrebbe permesso alla città di Catania di avere un’unica regia sul tema della mobilità. Basti pensare che oggi i parcheggi scambiatori sono gestiti da Amt e i parcheggi nel territorio urbano da Sostare senza alcuna sinergia. Basti pensare che non esiste alcuna idea di trasporto pubblico integrato e che i mezzi pubblici rimangono intrappolati nel traffico. Sostare spinge per la creazione di nuove zone di sosta in città per fare cassa. Catania Bene Comune da anni chiede una gestione unificata della mobilità e una ripubblicizzazione, tramite azienda speciale, di Amt e Sostare. Con ciò si permetterebbe di reinvestire i soldi introitati dalla sosta nel miglioramento del trasporto pubblico, invece che in doppi consigli d’amministrazione e consulenti. Parcheggi fuori dalla città, trasporto pubblico efficiente, incentivi all’utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette: sarebbe questa la missione di una azienda pubblica nella quale anche i cittadini possono prendere parte alle scelte.

Come giustificare il rinvio? Avete avuto un confronto col sindaco o con suoi rappresentanti?

Questa è un’amministrazione che urla le banalità e si ammutolisce di fronte alle questioni importanti. Pare che l’unico motivo del passo indietro sulle partecipate sia l’esigenza di non apparire inadempienti alla corte dei conti. Il meccanismo è questo: l’amministrazione si prefissa degli obiettivi, non li raggiunge, cambia gli obiettivi fotografando esattamente la realtà e a quel punto gli obiettivi sono già raggiunti. Circa poi il confronto col sindaco esso è una chimera. A parte un paio di assessori questa amministrazione non discute, non si confronta, spesso neanche appare. Il sindaco è come se non vivesse neanche a Catania, si materializza solo in occasione delle conferenze stampa e una volta al mese al lungomare. Noi aspettiamo da anni un confronto sulle partecipate così come su tutti gli altri temi. Se il Sindaco fosse disponibile noi siamo pronti a un dibattito pubblico, anche domani. Avrà il coraggio di confrontarsi?

Quali sono le ripercussioni sullo stato di salute delle casse comunali? Quali sono le ripercussioni in genere su lavoratori e cittadini?

Non affrontare il tema della riorganizzazione e della valorizzazione delle partecipate significa volere il male della città. Le società partecipate, se gestite in maniera trasparente, senza consigli d’amministrazione utilizzati per esaudire promesse elettorali e rispettare equilibri politici, senza consulenze agli amici degli amici, possono rappresentare la più grande ricchezza della città e possono migliorare materialmente la vita di chi la abita. Il problema delle partecipate di Catania è che negli anni sono state gestite in maniera vergognosa. La politica si è interrogata di più su come spartirsi le assunzioni all’interno di Amt, Sostare, Sidra o Multiservizi invece di ragionare su come queste società potessero fornire servizi sempre migliori alla città. E oltre al danno è arrivata anche la beffa: gli stessi amministratori che piazzano i loro galoppini nelle partecipate poi arringano la popolazione dicendo che tali società devono essere chiuse perché inefficienti e che bisognava aprire ai privati. I privati sono le cooperative e le aziende vicine. Il meccanismo è semplice e gli esempi sono tanti: non si interviene per sanare Amt, Amt non può assicurare i servizi, il Comune dà a una cooperativa l’incarico di portare i bambini diversamente abili a scuola. Il Comune invece di pagare la sua azienda e i suoi lavoratori fa un favore a un privato. Il Comune deve fare l’ordinaria manutenzione di un asilo, invece di dare l’appalto a Multiservizi, sua azienda e suoi lavoratori, lo dà a un privato e fa un altro favore. E così per centinaia di esempi. Risultato? Si moltiplicano le clientele, si moltiplicano i costi e si fa un enorme danno ai lavoratori e alle lavoratrici. Perché poi queste cooperative danno stipendi molto più bassi e pagano con immenso ritardo chi lavora.

Lo stallo fa comodo a qualcuno? A chi?

Lo stallo fa comodo a chi ha interessi sulle partecipate e non vuole che esse funzionino. Lo stallo fa comodo a un’amministrazione che ha tentato di fare assumere come addetto stampa dell’Amt il portavoce personale del sindaco, che ha fatto assumere come consulente addetto stampa di Asec Trade l’altro portavoce personale del sindaco, che consegna consulenze milionarie agli avvocati vicini. Lo stallo fa comodo a certa politica che sulle partecipate ha messo sempre le mani per gestirne affari e assunzioni.

Quello Multiservizi è un caso nel caso: Stancanelli aveva deciso l’intera dismissione, Bianco l’ha rigettata e ha rinnovato il contratto di servizio. Come si spiega?

La dismissione di Multiservizi era una vera e propria follia. Perdendo Multiservizi il Comune avrebbe dovuto regalare ai privati la gestione dei servizi essenziali per la città. Se il Comune avesse dovuto pagare i servizi offerti da Multiservizi a qualsiasi privato i costi per l’amministrazione pubblica sarebbero aumentati, sarebbe diminuita la qualità del servizio e sarebbero drammaticamente peggiorate le condizioni di lavoro. Tuttavia nessuno può essere certo che le motivazioni che abbiano spinto la Giunta Bianco a mantenere pubblica la Multiservizi siano state queste. Le assunzioni in Multiservizi sono state storicamente gestite in maniera clientelare e quasi ogni politico di fama ha la sua fetta di assunti nella società. Questa situazione vergognosa e grave per la città di Catania però non si può risolvere facendo pagare il prezzo alle lavoratrici e ai lavoratori di Multiservizi e alle loro famiglie. Una buona amministrazione deve pretendere che questi lavoratori facciano al meglio il proprio lavoro, per il quale sono pagati dalla collettività. Chi deve pagare per lo scandalo assunzioni e per le clientele instaurate sono i deputati nazionali, regionali, i consiglieri comunali che hanno creato questo sistema e che lo hanno perpetuato.

Perché quello dei dipendenti della Multiservizi è l’unico numero non chiaro nelle schede di ricognizione della partecipate? Per legge non dovrebbe essere certo? Come mai non si interviene?

Pare che il numero di dipendenti Multiservizi sia ballerino per via delle cause di lavoro che alcuni ex dipendenti hanno nei confronti della società. Si tratta comunque di una situazione incredibile su cui già la magistratura contabile è chiamata a pronunciarsi. Credo che basti guardare gli stipendi che emette Multiservizi ogni mese per conoscere il numero esatto di lavoratori assunti.

Che verdetto ci sarà da attendersi dalla Corte dei Conti? Si rischia seriamente il default?

La Corte dei Conti ha già annunciato più volte la condizione disastrosa delle finanze pubbliche della città. Una condizione che rende ineluttabile, guardando alla legge, la dichiarazione di dissesto. Il Comune infatti, nonostante il piano di rientro, fino al dicembre 2015 ha accumulato altri 29 milioni di euro di debiti. Cifre volte ad aumentare. Inoltre l’entrata in vigore delle nuove norme sui bilanci comunali hanno fatto emergere un ulteriore disavanzo di oltre 500milioni di euro rappresentato dai crediti divenuti ormai inesigibili. Una situazione finanziaria al collasso. Tuttavia l’ultima legge finanziaria consegna la possibilità ai comuni di approvare piani di rientro trentennali per evitare il default ma c’è tempo fino al 30 giugno per redigere il piano e portarlo all’approvazione della Giunta e del Consiglio Comunale. Per redigere questo piano, che rappresenta un cappio al collo per l’intera città per i prossimi 30 anni, l’amministrazione si è rivolta a un’azienda privata, tra l’altro in conflitto d’interessi con l’ente, essendo legata al Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Comune. Catania, rispetto alla situazione del suo bilancio, sembra ormai senza speranza. La Giunta Bianco spera soltanto che il momento X arrivi più tardi possibile, magari alla fine del mandato. Le cittadine e i cittadini di Catania sono rassegnati e attendono solo di conoscere di che morte morire: di dissesto o di 30 anni di austerità. Noi pensiamo che esista un’altra via. Costruire una mobilitazione che porti i Governi nazionale e regionale a rivedere i tagli e che costringa le istituzioni a non far pagare ai cittadini i debiti frutto di anni di mala politica e di speculazione finanziaria. Una via difficile ma l’unica che può impedire disastri sociali mai visti a Catania.

Considerate le sue dichiarazioni, cosa si può fare per non farsi trascinare a fondo?

L’amministrazione Bianco ha fallito. Tutte le aspettative maturate dalla città in campagna elettorale sono state disattese e Catania sta sempre peggio. Catania appare “non amministrata”, non c’è alcuna progettualità e nessuna visione di città. Gli allarmi sono stati lanciati da più parti, dalle associazioni così come dal mondo della cultura ma l’amministrazione resta sorda. Il grado di penetrazione di interessi criminali nell’amministrazione della città ha superato i livelli di guardia, tutte le grandi questioni rimangono non affrontate o posticipate: appalto dei rifiuti, piano regolatore, mobilità, servizi pubblici, servizi sociali, quartieri periferici. La situazione economica inoltre peggiora in maniera eclatante ed è sempre più forte l’immagine di una città dei ricchi, composta da poche centinaia di persone e dove Bianco distribuisce le prebende, che lascia ai margini la città che soffre. Progetti importanti si bloccano il minuto dopo il taglio del nastro e anche la costruzione della corsia riservata alle biciclette al Lungomare, esempio di come la mobilitazione della cittadinanza possa ottenere dei risultati, per colpa della cattiva amministrazione rischia di rimanere un’incompiuta e di vedere l’intervento della magistratura. Durante la campagna elettorale Enzo Bianco mostrò alla città una bacchetta magica e diede l’idea di poter affrontare, da solo, ogni problematica che affliggeva di Catania. La verità è che l’amministrazione della città è cosa complessa, non esistono formule magiche per risolvere i problemi e rappresenta un atto criminale utilizzare la carica di Sindaco solo per ottenere la visibilità necessaria alla sopravvivenza nella politica. Enzo Bianco sta governando Catania in maniera assolutistica, senza ascoltare né il Consiglio Comunale né le parti sociali. Le uniche associazioni che sono invitate al suo cospetto sono quelle che non obiettano e che dicono sempre sì. La sua pretesa di essere il migliore tra tutti ha trasformato la democrazia cittadina in una monarchia assoluta elettiva e il Palazzo degli Elefanti in una Versailles moderna abitata da un’aristocrazia in parte eletta e prostrata al sovrano, in parte nominata assessore, in parte nominata consulente. In questo contesto ademocratico, l’amministrazione però non è nemmeno per un attimo efficiente. Il tempo viene passato a incensarsi, senza produrre un atto, una delibera, un’idea. La legge poi è la grande assente, in un accordo consensuale. Il Comune non si preoccupa di quel che direbbe la magistratura. La magistratura non si occupa di quel che fa il Comune.

Colpa soltanto di chi governa? L’opposizione ha qualcosa da rimproverarsi?

L’opposizione in Consiglio Comunale è inconsistente e tra l’altro vanta responsabilità amministrative gravi quanto quelle dell’attuale Giunta e seppur trovasse il coraggio di parlare, lo farebbe in modo ipocrita. È all’interno della (facciamo finta che sia così) maggioranza che esistono delle voci di dissenso e di critica che permettono di creare un dibattito in città, voci che però continuano formalmente a sostenere la Giunta e che, in tal modo, si rendono comunque complici della pessima amministrazione della città. È fuori dal Consiglio Comunale che prende forma una vera e propria opposizione. Ognuno di noi dà il suo contributo nella denuncia di ciò che non va e nella proposta di soluzioni alternative ai problemi. Oltre Catania Bene Comune sono tanti i comitati, i collettivi, i movimenti che tentano di costruire un’alternativa e praticare un’altra idea di città.

Si ha come l’impressione che in città, però, si respiri un’aria di resa. È così?

Le forze sindacali e le associazioni apolitiche non vanno mai tirate per la giacca, non vanno mai strumentalizzate per calcolo elettorale e ne va sempre e comunque rispettata l’indipendenza. Sarebbe distruttivo per la città avere soggetti intermedi della società civile, che hanno scelto di non schierarsi politicamente, aprioristicamente a sostegno o in opposizione a una determinata amministrazione. Credo infatti che stiano facendo un clamoroso errore i soggetti della società civile che acriticamente sostengono l’operato dell’amministrazione in quanto stanno contribuendo a cancellare dalla città quegli anticorpi necessari per la salvaguardia della democrazia e del dibattito pubblico. Inquietante appare il silenzio di alcune associazioni antimafia sulle vicende che hanno coinvolto il sindaco e il Consiglio Comunale, così come appare gravissimo il silenzio delle organizzazioni sindacali sulla crisi sociale e finanziaria che vive la città di Catania. Mentre alcuni comitati e alcune associazioni continuano a manifestare una grande attenzione alle questioni che riguardano la città, applaudendo o contestando laddove bisogna, altre associazioni appaiono anestetizzate. Non credo, a essere onesti, che i silenzi e le connivenze siano sintomo di una resa. Sono convinto che si tratti invece di una doppia morale. Alcuni pensano che a Bianco si debba perdonare tutto, che il bicchiere va sempre visto mezzo pieno, che bisogna sempre tenere conto della buona fede. È per questo motivo che le storie peggiori del centrodestra catanese e di certa imprenditoria si sono schierate con Bianco. Prima accusate di essere il male assoluto per una volta resteranno impunite pure loro. Ma è solo un’illusione. Questa favola è già finita. E ci sarà da ricostruire dalle macerie.

Alessandro Sofia

Redazione NewSicilia



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