Dichiarazioni

Trattativa Stato-Mafia. Depone ex moglie Ciancimino: “Negli aeroporti di Roma e Palermo trattamenti agevolati”

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12 mag 2016 - 10:55

PALERMO - “Quando arrivavamo in aeroporto, sia a Roma che a Palermo, avevamo dei trattamenti agevolati, trattamenti speciali. Io chiedevo a mio marito delle spiegazioni, perché volevo capire perché avevamo queste agevolazioni. Non facevamo mai i controlli previsti, ma ci facevano passare dai varchi della Polizia“.

Lo ha detto Carlotta Messerotti, ex moglie di Massimo Ciancimino, deponendo come teste al processo trattativa tra Stato e mafia. Il periodo a cui si riferisce è ai primi anni del 2000.

“Quando arrivavamo a Roma avevamo un trattamento speciale – racconta la donna, che due anni fa si è separata da Massimo Ciancimino – C’erano uomini in divisa che ci venivano a prendere, sia a Palermo che a Roma, facevamo un giro diverso degli altri. Quando dovevamo imbarcarci, ad esempio, ci venivano a prendere con una macchinetta speciale, passavamo dal varco Polizia, senza mai fare i rituali controlli”.

“Anche all’aeroporto di Palermo ci venivano a prendere e ci facevano passare da un altro passaggio, con la Panda – racconta ancora Carlotta Messerotti – Erano sempre poliziotti con la divisa. Alcune volte c’è stata anche la signora Angela Puccio (poliziotta che secondo Ciancimino sarebbe stata trasferita allo scalo di Palermo grazie all’intervento dell’ex capo della Polizia Gianni De Gennaro ndr) che lavorava all’aeroporto”.

“A volte mio marito portava con se ingenti somme di denaro, migliaia di euro, quando andavamo in aeroporto – dice ancora – Ma ci trattavano nello stesso modo anche quando non c’erano i soldi”.

Il Procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, ha poi chiesto alla ex moglie di Massimo Ciancimino, l’episodio del passaporto del figlio della coppia, che all’epoca aveva poco più di un anno.

Secondo Massimo Ciancimino, che è sia testimone che imputato del processo trattativa, sarebbe stato Gianni De Gennaro a fargli avere il passaporto.

“Io dissi a mio marito che volevo il passaporto per mio figlio – racconta – perché amo viaggiare. Tutte le mie amiche lo avevano. Non ho visto quello che il mio ex marito ha fatto per avere il passaporto. Ma ricordo che un giorno mi disse: Partiamo e andiamo a Roma per avere il passaporto, ma devi venire anche tu, perché ci vogliono le nostre firme.

Così siamo andati ai Parioli, in un bar in piazza Euclide, il bar Tomas. Siamo arrivati lì dove c’era una persona che conosceva il mio ex marito, il titolare del bar. Poi ci hanno portati a fare delle foto, e questa persona ci ha accompagnati. Poi siamo andati in un posto, in uno scantinato, accanto al bar, il titolare del bar ci ha fatto firmare dei fogli, ho lasciato le foto, ce ne siamo andati. Non era un ufficio di Polizia.

Non c’erano uomini in divisa. Un’altra persona che era lì, non so chi fosse, ha preso i fogli firmati. E ce ne siamo andati. Ci hanno detto di tornare dopo un paio di giorni per ritirare i passaporti e ci è andato Massimo”.

Redazione NewSicilia



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