Querelle

Sui conti della Regione e i rapporti con il Governo lo scontro interno al Pd. Arriva l’ombra del voto

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L'assessore Baccei
17 ott 2015 - 11:16

PALERMO - Le tensioni delle ultime ore sulla mancata predisposizione di 1,4 miliardi nella legge di stabilità varata dal governo nazionale sono frutto di uno scontro tutto interno al Pd con l’ala renziana che vuole “far fuori” politicamente il presidente Crocetta che, invece, attacca e rilancia.

Per il governatore si tratta di “ignobili speculazioni politiche” e di allarmismi visto l’accordo siglato sui fondi di sviluppo e coesione ammontanti a 650 milioni.

La bocciatura proveniente da Roma contiene un segnale molto forte: nonostante la presenza di un “papa straniero” inviato proprio dal Pd nazionale come Baccei i conti isolani appaiono ancora fuori posto.

Così come appare fuori posto l’iter di alcune leggi, come quella delle Province o quella relativa all’acqua pubblica.

Sulla “bocciatura” del governo nazionale scatenati i renziani di Sicilia, come ad esempio il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo che ha parlato apertamente di ritorno al voto: “Se il gioco è scaricare sul governo nazionale colpe che sono di altri, noi prendiamo le distanze. Le dichiarazioni di totale sfiducia nei confronti di Baccei da parte di Crocetta, rischiano di aprire l’orizzonte alle elezioni anticipate. La sensazione è che si sia rotto l’accordo che sta alla base del Crocetta ter e che si stia giocando una partita stucchevole e demagogica nei confronti del governo nazionale”.

Anche il neo deputato dem Luca Sammartino ha punzecchiato l’esecutivo regionale prendendo le difese del Governo: “Le contestazioni che arrivano da Roma non sono fini a se stesse ma frutto di valutazioni oggettive. I primi a rendersene conto sono i siciliani che non tollerano più l’antica politica del mantenimento dei privilegi, degli sprechi, della spesa assistenziale e improduttiva, della mancanza di scelte, di una visione ristretta all’oggi. L’interesse principale della Sicilia è dei siciliani è quello di uscire da questa impasse. Per questo io sto con Roma e sono convinto che tutto il Pd debba fare una riflessione in questo senso. Non è più tempo di parlare di rimpasti è tempo di fare scelte responsabili che portino la Sicilia ad essere credibile ed affidabile come attualmente non viene, a ragione, percepita”.

Mentre il leader dell’Udc Gianpiero D’Alia chiede apertamente una Regione forte con un nuovo governo oppure un ritorno al voto.

Per i parlamentari del Movimento 5 Stelle all’Ars la chiave di lettura della possibile assenza di finanziamenti per la Sicilia nella legge di stabilità romana è la pietra tombale sul governo Crocetta, la parola fine alla “peggiore esperienza politico amministrativa della Sicilia dai Fenici in poi” .

“Basta – dicono i deputati – il governatore raccolga le sue cose e vada via, non lo rimpiangerà nessuno, né i pochi che lo hanno supportato né i tantissimi che lo hanno sopportato e soprattutto osteggiato”.

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Andrea Sessa



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