Regione

Sicilia può diventare “bellissima”. L’on. Musumeci ci crede

Nello Musumeci
6 feb 2017 - 16:57

PALERMO - L’ on. Nello Musumeci intende tradurre in realtà il suo grande sogno “Diventerà Bellissima”. A Caltagirone, la scorsa settimana, il deputato regionale nonché presidente della commissione antimafia all’Ars ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza della Regione siciliana e con vincoli e programmi ben definiti: “Solo 5 anni e cambio la nostra amata Terra”.

Le elezioni si terranno quest’anno e Nello Musumeci vuole candidarsi a governare la Sicilia solo per i prossimi cinque anni perchè, ha detto, “non ho carriere da costruirmi. Io voglio governare la Sicilia per un atto d’amore. Un atto d’amore verso la mia Terra, che custodisce i miei morti, che custodisce i vivi. Se dovessi vincere, non mi incollerei alla poltrona. Starei soltanto 5 anni, quelli in cui dimostrerei che si può tirare la Sicilia fuori dal pantano”.

In buona sostanza, Musumeci mostra un grande impegno progettuale, ma deve pur fare ancora i conti con gli altri partiti del Centro destra per la sua Sicilia e per la nostra martoriata e sputtanata Terra e a tutti i “poveri cristi” che la popolano; e non solo con Micchichè e gli avversari politici, ma con un’altra concreta e pericolosa componente sociale: “l’antipolitica” che si mostra legittima ed oggettiva in tutti i suoi aspetti, considerato che oggi, più di ieri e sicuramente meno di domani, l’antipolitica cresce come il debito pubblico.

Già, cresce a dismisura e non viene affatto alimentata dai media, ma dal comportamento dei soggetti attivi della politica, tanto che l’allontanamento dai seggi elettorali da parte dei votanti non ha freni di alcun genere e nessuno si pone il problema di tale fenomeno, nemmeno l’on. Musumeci, a cui va il riconoscimento di uomo politico corretto, ma oggi non basta più perché vale ancora la famosa frase: “Una rondine non fa primavera”.

E viene spontaneo chiedere all’on. Musumeci: “Non pensa sia necessario che ogni politico faccia le dovute riflessioni sull’allontanamento dalla politica, da parte dei cittadini, della Società civile, dell’associazionismo, dei giovani, degli anziani, perché ormai non ci sono né politici, né partiti, né ideologie a cui riferirsi? Perché ancora nessuno si pone il problema che la maggior parte dei cittadini non va a votare?”.

Questo è il fallimento della politica e, con l’aggravamento della crisi economica e della disoccupazione, le prospettive di andare a votare saranno ancora più nere. Se, oggi, in Italia un bambino appena nato si addossa un debito di 40 mila euro, in Sicilia il dovuto allo Stato e alla Regione diventa il doppio. I deputati all’Ars, magari ti risponderebbero: “Ma che colpa abbiamo noi, se gli errori appartengano al passato?”. Si, ma allora non si potrà mai fare nulla? All’estero, la “casta politica italiana” viene conosciuta come uno strato sociale perverso e dedicato al ladrocinio, all’affarismo e allo sfruttamento. E vogliamo continuare ancora? Di tutta l’erba ne fanno un fascio e fermiamoci qui, sicuramente è meglio!

Dove sono oggi i valori di Etica e Morale nella gestione della Cosa Pubblica? Gli antichi romani definivano “Mos et Moris” il necessario binomio per esprimere al meglio le difese del cittadino in genere; si, perché l’impegno in politica significa protezione comune e non sfruttamento. Dedicarsi all’attività politica, non significa dover diventare professionisti della politica, ma semplicemente “Politici per vocazione”.

In questi ultimi anni e con l’avvento della crisi economica, sia a livello nazionale che regionale e locale, abbiamo assistito alla corsa alle ruberie, alle spese facili, agli accaparramenti da parte di chi ci amministra, senza minimamente pensare al cittadino, cioè a colui che paga le tasse per avere uno Stato e una Regione rispondenti alle esigenze sociali. È giusto fare delle considerazioni, ma è altrettanto giusto proporre determinati accorgimenti, se si vuole percorrere la strada del ravvedimento. Si perché, in primis, la nostra Regione ha bisogno di ritrovare la strada dell’onestà, ed il politico deve essere il primo a dare l’esempio.

Oggi la difficoltà maggiore è la crisi economica, quindi la classe politica deve saper stringere la propria cinghia. Si cerchi di abbassare seriamente il tetto, prima ai propri emolumenti, strigendoli a un massimo di tremila euro e poi all’intero apparato dei dipendenti pubblici, portandoli tutti ad un massimo di altrettanti tremila euro, in modo che la gente possa riflettere su un “riavvicinamento” alla politica. Direte tutti che a sognare queste cose sono i cittadini e che noi siciliani “spariamo solo minchiate!”.

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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