Rifiuti

Sicilia, polveriera pronta a scoppiare

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17 mar 2017 - 17:19

PALERMO - Il tema del giorno sui media nazionali riguarda la disponibilità del Governo centrale ad abrogare i voucher per far felice la Camusso, visto che non ci sarà più bisogno del relativo referendum, voluto dalla stessa segretaria della Cgil; come se il danno maggiore del lavoro nero dipendesse dal “buono lavoro” , ovvero il voucher. Ma sorge anche un dubbio: il ticket delle prestazioni di lavoro occasionale non prevede oneri aggiuntivi da destinare a sigle sindacali e per tale motivo è diventato oggetto di diniego? Ufficialmente non lo sapremo mai!

Adesso ritorniamo con i piedi per terra in Sicilia e trattiamo argomenti che incidono di riflesso e di parecchio sulla crisi occupazionale. Sulla pagina di Palermo del quotidiano “La Repubblica” leggiamo: “L’Isola pattumiera d’Italia, dalle polveri dell’Ilva all’immondizia campana”. E proprio alcuni giorni addietro su queste stesse pagine del nostro giornale avevamo lanciato l’allarme con il “problema rifiuti che può definitivamente ‘affossare’ la Sicilia”. Oggi abbiamo avuto il sostegno di un’autorevole testata che l’Isola è una polveriera pronta a scoppiare nel giro di poco, se non si interviene urgentemente, energicamente e drasticamente.

La Sicilia conta milioni di tonnellate di sostanze nocive che vanno dalle polveri d’uranio a quelle di amianto e poi ad altre centinaia di milioni di rifiuti tossici di catrame e derivati di petrolio nelle raffinerie di Priolo, Milazzo e Gela, pericolosissime per la salute, tanto che malattie tumorali e specifiche invadono le aree antropizzate adiacenti. E di conforto la Regione Siciliana, con tutti i vertici crocettiani a capo delle Asp, non si è dotata di un apposito registro delle incidenze tumorali specifiche anche per poter discutere su come arginare il fenomeno.

Di contro leggiamo: ogni due mesi un caso di corruzione, così lo smaltimento è andato ko. E per arrivare a scoprire tali malefatte c’è voluta (e meno male) una megaindagine della Procura Antimafia di Catania. Convintissimi che la Procura scoprirà tanti altri malfattori, ma per salvare il territorio e chi ci abita, chi ci deve pensare? È una domanda che sorge spontanea, visto che sono trascorsi lunghi decenni per risolvere il problema rifiuti e ancora come per incanto non è successo nulla di nulla, anzi abbiamo continuato ancora ad inquinare. Ma al peggio non c’è fine e bisognerà farglielo capire a Crocetta, al suo staff e ai 90 di Sala d’Ercole: non bisogna fermarsi solo al controllo del territorio oggetto dello scempio, ma ampliare il raggio di attenzione anche sulle aree marine limitrofe; e credeteci sulla parola: “ce ne sarebbe veramente bisogno!”.

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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