Elezioni

Una Sicilia a 5 Stelle? Cancelleri scalda i motori ma non sarà come Gela

cance
16 giu 2015 - 05:50

GELA – Tutto è iniziato sullo stretto di Messina. Sono passati quasi 3 anni e alla memoria ritorna la “traversata” della lingua di mare che divide la Sicilia dal continente di Beppe Grillo, il “vate” venuto dalla Liguria per liberare l’isola dal malaffare.

Il risultato fu straordinario. Le piazze – grazie all’indiscussa capacità oratoria e affabulatoria – del comico erano sempre piene di gente e la sensazione del tristemente noto “piazze piene, urne vuote” fu smentita da risultati inaspettati.

Proprio i risultati siciliani diedero il là al boom a livello nazionale dei pentastellati. Alla Regione sono andate persone qualunque; disoccupati, commesse, insegnanti. Gente del popolo e non signori delle tessere.

Con qualche sbavatura – vedi caso Venturino – i grillini hanno, checché si possa pensare del Movimento, un’aria nuova e un modo di fare diverso. Il taglio dei privilegi, le dirette streaming delle commissioni, il rapporto con l’elettorato sono elementi che hanno impresso una svolta nello scenario isolano.

Inizialmente con l’altro “rivoluzionario” Rosario Crocetta si era pattuito un accordo tacito sulla scorta di un “modello Sicilia” inedito. Accordo interrotto subito per le intemperanze del governatore e per la netta opposizione dei grillini al modo di agire di Crocetta.

Gli ultimi schiaffoni se li sono dati alla vigilia del voto di Gela, proprio la città di “Saro”. Dopo due anni di accuse – anche pesanti -, ripicche e denunce i grillini hanno piazzato un asso nella manica che a livello comunicativo è stato indubbiamente vincente.

Il viadotto Himera è crollato? Allora ci pensiamo noi – con i soldi che ci tagliamo dallo stipendio di deputati – a finanziare i lavori a Caltavuturo di una via alternativa. Un segnale fortissimo nel solco dei temi grillini. 

Crocetta ha risposto con un condono edilizio che ha fatto accapponare la pelle anche al suo stesso partito.  La mossa non è servita: il presidente ha perso nella sua città d’origine e il Movimento ha conquistato tre anni dopo la traversata di Grillo – che per queste elezioni non si è fatto vivo, segno che i pentastellati ormai sono cresciuti – il municipio del luogo simbolo della Sicilia.

Il luogo dell’Eni di Enrico Mattei, dei tumori, delle malattie genetiche, della disoccupazione ai massimi storici, della Stidda e degli incendi. Però la vittoria – analizzando i dettagli – è maturata in un contesto ben preciso.

Il Pd è lacerato al suo interno da faide e già durante la campagna elettorale Crocetta aveva attaccato il renziano Faraone. Il centro destra ha candidato due persone distinte e Lucio Greco ha ottenuto un risultato importante che ha messo a disposizione dei pentastellati al ballottaggio facendo registrare non poche polemiche.

Però adesso il neo sindaco Messinese si troverà con un consiglio balzano dove il M5S sarà minoranza con soli 5 componenti contro i 17 del centrosinistra. Una seria ipoteca per la governabilità di Gela.

Ma Giancarlo Cancelleri è ottimista per il futuro e in molti lo vedono come futuro candidato (per la seconda volta) alla guida della Regione. Ma la partita non sarà facile perché in una competizione così importante centro destra e sinistra ricompatteranno giocoforza le proprie truppe. E sui risultati di governo che si raggiungeranno proprio a Gela il Movimento si giocherà una buona parte della propria credibilità.

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Andrea Sessa



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