Referendum

Al “Sì” della sinistra risponde il centrodestra: fronte compatto a Catania per il “No”

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20 nov 2016 - 12:10

CATANIA - Il centrodestra siciliano risponde a Catania all’invito di Fratelli d’Italia che, allo Yachting club, ha ospitato un incontro per ribadire con forza le ragioni del No al referendum costituzionale. A fare gli onori di casa gli esponenti di FdI-An, il coordinatore regionale Sandro Pappalardo e il portavoce provinciale Manlio Messina. Presente anche Ignazio La Russa, cofondatore del partito con Giorgia Meloni, e il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Fabio Rampelli. Hanno preso parte anche il capogruppo all’Ars di F.I. Marco Falcone, mentre per i salviniani ha aderito Angelo Attaguile, segretario Nazionale di “Noi Con Salvini”.

Al di là del risultato del voto del 4 dicembre prossimo, questa campagna referendaria mette sul banco di prova una ritrovata unione del centro destra che pone le basi per presentare un’alleanza forte alle prossime regionali e non solo. I protagonisti politici di questo appuntamento si dicono convinti della vittoria del No, “non perché l’ultimo sondaggio dia il no vincente – spiega La Russa – ma perché questo è il dato emergente dal confronto con la gente”. Ignazio La Russa ribadisce ancora i tratti negativi della riforma Boschi ma guarda in particolare al dato politico. “Renzi fa dipendere la sua governance dal Si, cogliamo al volo questa occasione per liberarci di lui”.

Rampelli non ha dubbi, “una riforma non è per forza positiva e tutte quelle prodotte dalla sinistra non hanno mai sortito buon effetto” dice riferendosi non solo alla riforma delle province ma anche a quella più risalente che ha riguardo per il titolo quinto della costituzione, ovvero le autonomie locali “nella lunga attesa di comprendere a chi toccavano le dovute competenze, sono stati penalizzati tutti quelli che avevano iniziativa: liberi cittadini, imprenditori, artigiani e così via. Ecco cosa ha portato la riforma sulle autonomie locali”.

Sul merito delle riforme batte anche Manlio Messina: il riferimento è allo scarso risultato ottenuto dall’abolizione delle province. Un risultato il più delle volte deleterio ancorché carente con il dato emergente che “ad oggi non è stato ancora eletto il consiglio metropolitano, organo ispettivo con il compito di vigilare” afferma il coordinatore provinciale di FdI-An ricordando la mancata elezione del 20 novembre scorso. Poi Messina aggiunge: “Enzo Bianco oggi è sindaco di Catania e sindaco della città metropolitana, qualora dovesse vincere il Sì, e passare la riforma, si ritroverebbe a ricoprire una terza carica in qualità di senatore della repubblica. Gestisce già male quella di primo cittadino, mi chiedo allora come farebbe ad essere impegnato su ben tre fronti. Cosa accadrebbe o meglio cosa non accadrebbe?”

Non sono gli esponenti della politica i primi a parlare in occasione dell’incontro congiunto, ma è Marco Failla, giovane universitario di 23 anni, studente di giurisprudenza, ad illustrare, anche tecnicamente, i gap di una riforma che inchioderebbe gli italiani su una Costituzione ampollosa. Nessuna rilevante diminuzione dei costi, una procedura legislativa farraginosa, il difetto di democrazia su questo punta la riflessione di uno studente come tanti che al prossimo referendum andrà a votare No.

Di povera rappresentanza siciliana parla il coordinatore regionale di FdI-An Sandro Pappalardo “Con la riforma costituzionale per la Sicilia sarebbero nominati, non eletti, un massimo di 6 senatori. Lo stesso numero per la Valle d’Aosta. Con tutto il rispetto, non si può certo paragonare la nostra regione, che conta una popolazione di 5 milioni di abitanti, con quella valdostana di 128 mila”, spiega Pappalardo riferendo anche che alle regioni del nord toccherebbe la parte da leoni con una rappresentanza nettamente maggiore.

Considerazioni politiche per il capogruppo all’Ars di Forza Italia Marco Falcone: “Renzi, convinto di sé, l’anno scorso chiese l’avallo del popolo su questa riforma, ma gli si è ritorto contro come un boomerang – afferma – Guardiamo alle grandi platee che hanno fatto presenza fissa in Sicilia in occasione delle manifestazioni per il sì: si tratta di un pubblico composto da settori disastrati dell’isola che devono assumere un atteggiamento deferente nei confronti del potere ed ecco perché forse voterà piuttosto sì nel segreto delle urne”.

Il salviniano Angelo Attaguile guarda oltre il risultato referendario: “Non so se vincerà il sì o il no, protendo per il no ma sono convinto che Renzi non si dimetterà anche perché in questo momento non può lasciare spazio al Movimento 5 Stelle, gli deve concedere ancora tempo, necessario per poter sbagliare ulteriormente – dice – Prepariamoci alle regionali, uniti e senza offenderci”. 

Redazione NewSicilia



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