Riforma

Sì a cooperative nella Formazione professionale. Ma i Cobas non ci stanno

Formazione: il giorno della protesta
11 dic 2015 - 06:32

PALERMO – Il mondo della Formazione professionale in Sicilia si prepara ad una nuova trasformazione. Dal 2011 sembra non esserci pace per i lavoratori siciliani che hanno l’unica certezza dell’”incertezza” del futuro.

Antonio Venturino del Megafono ha proposto un disegno di legge (il ddl 1106) di riforma della Formazione, sia per consentire l’inizio dell’attività formativa in tempi celeri (lo scadere dei termini si avvicina e ancora siamo lontani dall’inizio dei corsi) sia per dare una stabilità economica al personale. La proposta di Venturino consiste nell’estendere alle cooperative, anche di nuova costituzione, tra operatori iscritti all’albo regionale, la possibilità a presentare istanze di partecipazione al PROF. Le cooperative di lavoro, inoltre, potranno avvalersi delle strutture, delle attrezzature e del know how di enti formativi non più partecipanti alle attività finanziate dalla Regione Siciliana.

In questa situazione, che si protrae, aggravandosi di mese in mese, sin dal 2011, vanno tutelati sia i nuclei familiari che traevano l’unica fonte di reddito dal lavoro nel settore, sia gli allievi, privi di qualsiasi strumento di attuazione di quelle che sono definite dalla comunità europea, principali politiche attive del lavoro – scrive Venturino -. Ciò non consente, con l’approssimarsi della fine dell’anno e con lo scadere, ancora una volta, dei termini per l’avvio del piano formativo che, per legge, deve approvarsi entro il 30 novembre di ogni anno, di tergiversare oltre. È certo che sia per i ritardi nella erogazione dei finanziamenti, sia per le difficoltà legate ai nuovi incombenti in materia contributiva estesi agli enti no profit (DURC), la maggior parte degli enti di formazione storici non sarà in grado di avviare tempestivamente i corsi del nuovo PROF e, probabilmente, parecchi enti no profit, unici soggetti legittimati – oltre ai soggetti pubblici – a ricevere finanziamenti a fondo perduto per l’attuazione del PROF, cesseranno, se non l’hanno già fatto, l’attività”.

Recupero dei finanziamenti, riutilizzo di risorse, inizio dei corsi, quindi. Tutto per il meglio, sembrerebbe.

Ma qualcosa comunque non quadra e i Cobas esprimono diverse incertezze su un piano che di fatto stravolge il mondo della Formazione.

Avvertiamo e mettiamo in evidenza la pericolosità di quanto contenuto nel ddl 1106 – scrive in una lettera aperta Maurizio Galici, responsabile Cobas - a partire dal fatto che molti Enti ne possono approfittare (spingendo i lavoratori a dimettersi o licenziarsi per giusta causa o, ancora peggio, a non procedere con le azioni legali intraprese) mettendo in campo metodi ricattatori già utilizzati in più occasioni”

In questo disegno di legge l’ultima parola spetterebbe agli Enti, che potrebbero liberamente scegliere se darsi o no disponibili a cedere attrezzature, strutture, Know How, e progetti formativi o orientativi già finanziati. Appare chiaro che gli Enti trarrebbero il beneficio di non avere più a carico i lavoratori e avrebbero garantito il recupero indiretto dei costi di gestione, ai quali sono particolarmente interessati.

Inoltre - continua Galici - potrebbero esercitare forti pressioni sulle nascenti cooperative, chiedendo magari come contropartita che qualche loro fedelissimo abbia un ruolo guida nella cooperativa o che venga mantenuto un certo consulente o fornitore e potendo anche arrivare a determinare la stessa composizione della cooperativa”.

Consapevoli che il settore debba essere radicalmente riformato – conclude Galici - riteniamo fondamentale e corretto che si parta da una premessa, e cioè, che gli artefici della degenerazione e distruzione del sistema non sono i lavoratori o gli allievi, che invece sono le vittime che oggi pagano il prezzo più alto della crisi in cui è stato buttato il settore. Le responsabilità sono da ricercare esclusivamente negli interessi, negli errori e nelle omissioni della politica governativa, nella gestione degli Enti e in chi avrebbe dovuto tutelare i lavoratori e non lo ha fatto“.

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Viviana Mannoia



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