Intervista

Lo sfogo del sottosegretario Castiglione: “Trattato come un delinquente”

giuseppe-castiglione
24 giu 2015 - 11:05

CATANIA -Grillini e leghisti mi trattano come un delinquente capace di lucrare sugli immigrati. Vivo un’esperienza terribile, mi creda. C’è Lucia, mia moglie, che piange a singhiozzi da giorni. Abbiamo tre figli. Anche loro, povere creature, in questa pattumiera”. Lo afferma il sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe Castiglione, in un’intervista al “Corriere della Sera” in merito all’inchiesta “Mafia Capitale” e al Cara di Mineo. 

Ad inizio mese, infatti, lo scandalo che aveva inizialmente solo coinvolto la politica e il crimine a Roma, ha visto spostare il baricentro delle indagini al sud, in particolare in Sicilia nelle province di Enna e Catania con numerosi arresti eseguiti. L’inchiesta aveva evidenziato l’esistenza di una struttura mafiosa operante nella capitale che fungeva da cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali. In particolare le indagini avevano fatto emergere un ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire determinate imprese  interessate alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori. E fra le strutture sotto l’occhio degli inquirenti il C.a.r.a. di Mineo allora sotto l’egida della Provincia regionale di Catania di cui Giuseppe Castiglione era presidente. Oggi l’esponente di Ncd è indagato come “soggetto attuatore” del centro d’accoglienza al tempo dei fatti in questione e per i suoi rapporti con il già inquisito Luca Odevaine.

Vuole davvero sapere dei miei rapporti con quell’Odevaine? È lui che mi nomina nelle intercettazioni dell’inchiesta Mafia Capitale”, continua l’ex presidente della Provincia regionale di Catania

“Allora, siamo nell’aprile del 2011 e c’è la prima emergenza immigrati. Io sono presidente della Provincia di Catania e, per conto della Protezione civile, divento “soggetto attuatore” del Cara, il Centro assistenza rifugiati e richiedenti asilo. Al tavolo organizzativo allestito da Roberto Maroni, all’epoca responsabile dell’Interno, capisco che il più bravo consulente che posso portarmi dietro è appunto Luca Odevaine, capo della polizia provinciale di Roma, un curriculum pazzesco. Mi sembra la persona giusta. Così scrivo a Franco Gabrielli, responsabile della Protezione civile, e gli chiedo l’autorizzazione. E lui, Gabrielli, mi dice: perfetto, bravo, ottima sceltaha spiegato Castiglione.

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Santi Liggieri



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