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Sanità: 9 ospedali a rischio e il Consiglio di Stato avanza dubbi. Si ferma tutto?

commissione sanità
La seduta di ieri della commissione Sanità
20 nov 2014 - 06:00

PALERMO - Nove ospedali a rischio chiusura e 400 posti letto in meno. Il nuovo piano della rete ospedaliera prevede un riassetto che potrebbe essere alquanto doloroso per molti territori che perderebbero i propri nosocomi di riferimento. In particolare tremano le strutture di Ribera, Niscemi, Giarre, Leonforte, Barcellona Pozzo di Gotto, Ingrassia, Scicli, Noto e Salemi.

Diverse le levate di scudi contro la Regione e l’assessore al ramo Lucia Borsellino ma il presidente della commissione Sanità Pippo Digiacomo ha assicurato che “occorrerà una valutazione delle strutture e solo alla luce di questa deciderne il futuro”.

Anche se la data della “riconversione” degli ospedali è ancora lontana: si parla del 2017. Insomma il deputato del Pd Digiacomo ha fatto capire che potrebbero mutare le condizioni. Intanto la politica è insorta. I deputati dei territori di riferimento hanno aspramente criticato il piano di riordino.

Ieri si è riunita la commissione Sanità ed è emerso un elemento che potrebbe complicare il cammino del piano di riordino. Come ha spiegato il deputato Gino Ioppolo, della lista Musumeci, il parere del Consiglio di Stato non fa dormire sonni tranquilli e mette in dubbio l’iter della rimodulazione della rete ospedaliera.

Gino Ioppolo

Gino Ioppolo

“Sono venuto a conoscenza del testo – ha spiegato Ioppolo - del parere della sezione consultiva del Consiglio di Stato sugli atti normativi che coinvolgono il riordino della rete e l’intesa raggiunta il 5 agosto. Vi è la sottolineatura di una mancata di intesa tra Regione e Governo”.

“Vorrei leggere il testo della sezione consultiva del Consiglio di Stato – ha proseguito il deputato – il quale recita che l’intesa con la conferenza Stato – Regioni non sia stata raggiunta. Le proposte, indicate alcune come irrinunciabili, o non risultavano accolte o non è chiaro se lo siano state”.

“Dovrebbe essere il governo a dire se fermare la macchina – ha concluso Ioppolo -. Stiamo operando nel campo della indeterminatezza, senza conoscere il punto di vista formale e normativo e non sappiamo se l’accordo sia stato raggiunto o meno, perché altrimenti il Consiglio di Stato non avrebbe parlato di dubbi. C’è la certezza che l’accordo non sia stato raggiunto”.

Quindi il taglio previsto potrebbe non avere l’ok: i dubbi del Consiglio di Stato rimettono quindi in discussione il documento del ministero della Salute.

L’assessore Borsellino si trovava proprio a Roma per vederci chiaro e nella seduta della commissione di quest’oggi potrebbe essere presente per diradare i dubbi. La sintesi trovata ieri dai deputati riuniti in commissione è quella di una risoluzione che metta come primo punto la valutazione delle varie strutture per poi, in un secondo momento, eventualmente sopprimere alcuni reparti.

digiacomo crocetta borsellino

“La nostra risoluzione - ha spiegato Pippo Digiacomo - è frutto di un lavoro inteso: quando siamo andati sul territorio non è stata una contrattazione. Abbiamo valutato con i sindaci la possibilità di mantenere posti letto e i reparti secondo le esigenze”.

Per Digiacomo non vi sono timori all’orizzonte: sul piano di riordino la situazione non può peggiorare, anzi può soltanto migliorare.

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Andrea Sessa



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