Regione

Salva precari bocciato: quale futuro per i giovani siciliani?

Davide Faraone
2 dic 2015 - 18:39

PALERMO – L’emendamento alla legge di stabilità, il cosiddetto “salva precari“, è stato giudicato inammissibile dalla Commissione Bilancio.

Ma cos’è, o meglio era, l’emendamento? L’idea del sottosegretario Faraone prevedeva  la creazione di un’Agenzia unica partecipata da Regione, Comuni e Stato per la stabilizzazione di quasi 22 mila precari storici degli enti locali siciliani. Era stata annunciata dallo stesso Faraone che aveva parlato del via libera del governo Renzi a “una norma speciale, solo per la Sicilia” che avrebbe garantito “finalmente la stabilizzazione di tutti i precari storici dell’Isola“.

Subito dopo l’annuncio di Faraone, il presidente dell’Udc, Gianpiero D’Alia, aveva espresso la sua contrarietà alla norma. Critica anche Forza Italia, col vice capogruppo all’Ars Vincenzo Figuccia che aveva preannunciato azioni legali da parte di alcuni precari se l’emendamento fosse passato come rappresentato dal sottosegretario all’Istruzione.

L’emendamento è stato definitivamente bocciato - dice il deputato del Pd Giuseppe Berretta, componente della commissione Lavoro alla Camera - ma è solo un appuntamento rinviato. La bocciatura cambia poco la sostanza: la cosa più importante è che si sia individuato uno strumento, come quello dell’Agenzia unica, e che si stia pensando di creare un bacino di risorse per stabilizzare i precari”

Non bisogna dimenticare – continua Berretta- che finalmente i precari degli enti locali siano oggetto e tema prioritari nell’agenda di Governo“.

Il problema del precariato è stato recentemente messo in luce anche dalle preoccupate dichiarazioni di Tito Boeri, presidente dell’INPS: “Con le regole del contributivo le persone che non raggiungono un certo ammontare di prestazione prima dell’età pensionabile rischiano di non avere alcun reddito“; i nati negli Anni ’80, quindi, potrebbero non percepire alcuna pensione nel futuro. A questo Berretta risponde: “Si è scoperta l’acqua calda. Se un sistema pensionistico si basa esclusivamente sui contributi esistono due soluzioni: o alzare il redditto o aumentare i contributi. Ma questo non si può fare senza ridurre le fasce di precariato, le zone d’ombra tra un contratto e un altro, quando non si percepisce per mesi alcun reddito, incrementare le retribuzioni per ridurre il fantasma della povertà che aleggia su un’intera generazione“.

In fondo, come dicevano gli Afterhours, “non si esce vivi dagli Anni’80“.  

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Viviana Mannoia



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