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Riforma Province, l’aula boccia i “supersindaci”. Sgambetto a Bianco?

enzo bianco
Il sindaco di Catania Enzo Bianco - Foto Flickr
30 lug 2015 - 12:20

PALERMO - Ormai manca pochissimo per la riforma delle province.

Dopo mesi di attesa dovrebbe scattare oggi pomeriggio il voto definitivo che istituirà sei liberi consorzi e tre città metropolitane (Catania, Messina e Palermo).

La cosiddetta riforma “Giletti” presentata in pompa magna dal governatore Crocetta ormai due anni fa arriva finalmente a vedere la luce dopo il voto favorevole di ieri ai circa 50 articoli del disegno di legge.

Balza all’occhio un aspetto del disegno di legge approvato: il sindaco delle tre città metropolitane non saranno automaticamente quelle dei comuni capoluogo ma verrano scelti da sindaci e consiglieri dei comuni dell’area.

Il Pd e l’Udc hanno provato ieri a correre ai ripari con un emendamento che prevedeva la nomina del sindaco “metropolitano” in base al sindaco del comune capoluogo.

Ma l’aula ha affossato con voto segreto l’emendamento. Identico passaggio per i liberi consorzi che avranno anche un’assemblea composta dai sindaci dell’area vasta e una giunta.

Per i dipendenti ci sarà una ricollocazione in nuovi enti e anche l’Ncd ha sostenuto il voto.

In molti però hanno commentato lo “sgambetto” dell’emendamento presentato da Pd e Udc nei confronti dei lanciatissimi sindaci di Catania e Palermo: Enzo Bianco e Leoluca Orlando.

Infatti – come spiega Emanuele Lauria – il sindaco di Catania potrebbe essere uno dei nomi spendibili per la corsa alla Regione per il post Crocetta e indubbiamente il ruolo di sindaco della città metropolitana di Catania gli avrebbe conferito un peso e un prestigio notevole.

Così rischia, invece, di non esserlo e ciò azzopperebbe la sua candidatura verso lo scranno di Crocetta dopo che lo stesso Bianco ha riposto grandi speranze proprio nella città metropolitana.

Sul tema è intervenuto anche il deputato regionale Bruno Marziano del Pd: “Il voto dell’aula che ha bocciato il diritto per il sindaco del Comune capoluogo di guidare la città metropolitana è un grave errore politico che rischia di far perdere autorevolezza all’intera norma che già così presenta con una grave diversità rispetto alle norme in vigore nel resto d’Italia”

“A questo punto – spiega Marziano – il rischio è la possibilità di eleggere alla guida di una Città Metropolitana anche il sindaco di un Comune di poche centinaia di abitanti, purché ricadente nell’area stessa. Mi chiedo con quale autorevolezza il primo cittadino di un piccolo centro, sia pur in possesso di tutti i requisiti di legge, possa guidare ed indirizzare le scelte di coordinamento e pianificazione territoriale che la legge affida alle Città metropolitane”.

“Abbiamo ancora una volta assistito all’uso improprio del voto segreto – conclude il parlamentare PD – un sistema di voto che sempre più spesso viene utilizzato a sostegno di interessi di parte piuttosto che a servizio del bene comune”.

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Andrea Sessa



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