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Regione Siciliana: il fattore P domina la scena. La poltrona come metafora

poltrona
Foto Flickr cc license Greg Nissen
19 nov 2015 - 06:00

PALERMO - La poltrona. È lei, da sempre, la protagonista della politica. Il potere per il gusto di avere il potere. E se “cumannari è megghiu di futtiri” nell’isola dei quasi 50 assessori regionali in 3 anni, con un relativo sottobosco di governo, è avvenuta la sublimazione di un sistema di potere basato sull’antimafia, sul sospetto come clava e sul gattopardismo con passaggi epocali di deputati dall’opposizione alla maggioranza.

Crocetta, quello venuto a cambiare tutto, non ha cambiato nulla. I rifiuti stanno lì dove stavano prima con l’aggravante della previsione degli inceneritori, la condotta idrica rimane un colabrodo, il dissesto idrogeologico distrugge strade e lascia senz’acqua le città e i giovani continuano ad andarsene via.

La pazienza è ormai consunta. Come la poltrona raffigurata nella foto che accompagna l’articolo, consunta perché troppi vi si sono seduti. Si sta per rompere ma rimane l’oggetto del desiderio.

Tanti sono gli ex di Cuffaro e di Lombardo, vedi il neo assessore Lantieri o l’assessore Pistorio, che si sono accomodati nelle poltrone offerte gentilmente da Crocetta e dal Pd in cambio di un pacchetto di voti più o meno grande.

Adesso c’è una nuova guerra. Non di temi politici nodali per il futuro dell’isola. Ma, ca va sans dire, di poltrone.

Sicilia Futura, il neo gruppo di renziani capeggiato da Totò Cardinale e dal campione di preferenze ex Mpa ed ex Udc Nicola D’Agostino, chiede una rappresentanza in giunta nell’ottica del rimpasto.

Nelle ultime ore la tensione è aumentata: Faraone, il sottosegretario renziano, e Cardinale stanno spingendo anche per un intervento da Roma. L’assessore Croce potrebbe anche essere ritirato dalla giunta per dare il segnale di uno strappo compiuto e si aprirebbe una nuova mini crisi di governo.

Sullo sfondo c’è quello che dovrebbe essere l’unico partito dell’isola, il Pd che discute per la poltrona di capogruppo. Da una parte ci sono i renziani e dall’altra i cuperliani. Dopo l’addio di Cracolici si è aperta la corsa alla successione e ancora non si è trovata la quadratura del cerchio.

Bella la provocazione di Ferrandelli, ormai ex deputato Pd, che ha organizzato qualche giorno fa una tombola per sorteggiare il nuovo capogruppo.

“La Sicilia è bloccata e assistiamo all’ennesima lite tra correnti del Pd siciliano per accaparrarsi una poltronaha detto Ferrandelli -. Cosicchè dopo la faida tra le correnti per scegliere gli assessori di Crocetta, da 15 giorni i 24 onorevoli del Pd all’Ars duellano per la poltrona di capogruppo. Adesso basta, i coraggiosi sorteggiano il nome con la supertombola Pd e pongono fine a questa infinita telenovela”.

Una telenovela che ha messo in scena la poltrona come metafora di un certo modo di intendere la politica.

Andrea Sessa



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