Riforma

Referendum costituzionale: tutto quello che c’è da sapere

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30 nov 2016 - 07:01

La prossima domenica, osiamo dire finalmente, tutti gli Italiani aventi diritto al voto, si recheranno alle urne per il referendum costituzionale relativo alla riforma della nostra Costituzione, contenuta nel d.d.l. Boschi, ministro per le Riforme costituzionali e firmataria del testo di riforma.

È un tipo di referendum che non necessita di quorum per essere ritenuto valido, cosi come avviene, invece, per quello abrogativo. Si tratta in parte, di una riproposizione riformatoria della nostra Carta Fondamentale, già bocciata con referendum del 2006, il cui progetto di riforma prevedeva la fine del bicameralismo perfetto, l’aumento dei poteri del Premier nonché la modifica del rapporto Stato-Regioni. Tale riforma però, proposta dal centro destra con Berlusconi presidente, venne bocciata con circa il 60% di voti contrari.

Il progetto di riforma, comprende la modifica di ben 47 articoli della Costituzione. Vediamo, in sintesi, quali sono i punti salienti di questa possibile riforma, cui tutti giorno 4 dicembre saremo chiamati a votare per l’approvazione (SI) o la bocciatura (NO).

  • FINE DEL BICAMERALISMO PERFETTO: Ad oggi, il nostro sistema parlamentare prevede la forma del bicameralismo perfetto, ossia due Camere (Deputati e Senato), che in ambito legislativo, esercitano nella quasi totalità dei casi, le medesime funzioni. La riforma intende eliminare tale forma bicamerale, al fine di ridurre significativamente i tempi necessari per la discussione e approvazione dei disegni di legge, anziché essere proceduralmente sottoposti a passaggi, anche numerosi tra Camera e Senato, che spesso ritardano notevolmente i tempi di promulgazione di un testo legislativo.
  • IL NUOVO SENATO DEI 100: Con il nuovo “Senato delle Autonomie” i futuri senatori saranno ridotti da 315 a 100: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 componenti di nomina del presidente della Repubblica. Saranno scelti, in conformità alle decisioni assunte dagli elettori, dai consigli regionali per mezzo di una legge elettorale ordinaria che dovrà essere varata entro 6 mesi dall’entrata in vigore della riforma costituzionale. Il termine decorrerà dopo che si sarà svolto il referendum confermativo. Le regioni avranno poi tre mesi (90 giorni) per adeguarsi. I cinque senatori scelti dal Colle dureranno in carica sette anni come il Capo dello Stato e non possono fare più di un mandato. Senatori a vita restano gli ex presidenti della Repubblica. Il Parlamento continua ad articolarsi in Camera dei deputati e Senato, ma i due organi hanno composizione diversa e soprattutto funzioni differenti. Solo alla Camera dei deputati, composta pur sempre da 630 deputati, spetta la titolarità del rapporto di fiducia con il governo e la funzione di indirizzo politico. Il Senato rappresenta invece le istituzioni territoriali.
    senato
  • DURATA DEL MANDATO E PREROGATIVE DEI SENATORI: La durata del mandato dei nuovi senatori è pari a quella degli organi delle istituzioni del territorio in cui sono stati eletti. Resta invariata la garanzia dell’esercizio della funzione senza vincolo di mandato.
  • IMMUNITÀ E INDENNITÀ Ai senatori resta l’immunità parlamentare come ai deputati. I nuovi senatori non riceveranno tuttavia alcuna indennità in funzione del ruolo di senatori, ma percepiranno l’indennità che spetta loro in quanto sindaci o membri del consiglio regionale.
  • LA NUOVA PROCEDURA LEGISLATIVA: La funzione legislativa verrà esercitata collettivamente dalle due Camere per: le leggi costituzionali, le minoranze linguistiche, il referendum popolare, le leggi elettorali, i trattati con l’Unione europea le norme che riguardano i territori. Le altre leggi sono approvate dalla sola Camera. Ogni disegno di legge approvato dai Deputati, verrà immediatamente trasmesso al Senato che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, potrà disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato potrà deliberare a maggioranza assoluta proposte di modifica del testo, sulle quali la Camera si pronuncerà in via definitiva e che potrà bocciare solamente con un voto a maggioranza assoluta dei propri componenti.
  • PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA: La riforma costituzionale modifica le modalità di elezione del presidente della Repubblica. Come quella attuale, prevede che, per le prime tre votazioni, il presidente possa essere eletto dai 2/3 del Parlamento in seduta comune, dunque 487 voti. Secondo l’attuale disposto, “dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”, ovvero la metà più uno. La riforma prevede invece che dal quarto al sesto scrutinio il quorum necessario sia i 3/5 dei voti degli aventi diritto - 438 voti -, dal settimo scrutinio in poi i 3/5 dei votanti effettivi e non dei componenti.
  • GIUDICI COSTITUZIONALI: I cinque giudici della Consulta di nomina parlamentare (sui 15 totali) verranno eletti separatamente dalle due Camere. Al Senato ne spetteranno due, ai deputati tre. Per l’elezione è richiesta la maggioranza dei due terzi dei componenti per i primi due scrutini, dagli scrutini successivi è sufficiente la maggioranza dei tre quinti.
  • RAPPORTO STATO – REGIONI. TITOLO V: Viene definita la spinosa questione relativa al rapporto Stato-Regioni, enormemente complicatasi dopo la riforma del Titolo V della Costituzione avvenuta nel 2001. Si eliminerà la legislazione concorrente fra Stato e Regioni, per ritornare a una specifica individuazione delle materie di competenza statale e regionale. Si stabilisce inoltre una “clausola di supremazia” con la quale si prevede che, su proposta del Governo, una legge dello Stato possa intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva se lo richiede la tutela dell’interesse nazionale.
  • REFERENDUM: Oltre alla nuova forma referendaria (referendum di indirizzo), si aggiunge un nuovo quorum per il referendum abrogativo: oltre alle 500mila firme attuali per la proposta di referendum abrogativo, con necessaria partecipazione alle urne di almeno il 50%+1 degli aventi diritto al voto per la sua validità, la riforma introduce una possibilità in più: se le firme saranno più di 800mila, infatti, il quorum si abbasserà e il referendum sarà valido se l’affluenza sarà pari o superiore al 50% +1 di chi ha votato alle precedenti elezioni politiche. ABOLIZIONE DEL CNEL E DELLE PROVINCE: La riforma propone di abrogare l’articolo 99 della Costituzione con conseguente abolizione del Consiglio nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Organo, sulla carta, servente al raccordo tra istituzioni e mondo del lavoro, in realtà costa 20 milioni di euro all’anno e in 70 anni ha prodotto solo 14 disegni di legge!

     

    In conclusione, giorno 4 dicembre, il SI determinerà la conferma dell’intera riforma, il NO la sua bocciatura. Una cosa è in ogni caso fondamentale: ANDARE A VOTARE!

     

    Avv. Vincenzo Andrea Caldarella del foro di Catania

Redazione NewSicilia



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