Lavoro

Presentazione della proposta di legge sui Call center

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6 lug 2015 - 19:10

CATANIA - Doveva essere la presentazione di un disegno di legge per addetti ai lavori ma ha visto la partecipazione di un centinaio di persone quella che si è tenuta oggi all’Hotel Baia Verde di Aci Castello. Cesare Damiano, Luisa Albanella e Concetta Raia hanno illustrato la presentazione del disegno di legge sulla regolamentazione delle attività svolte dai call center.

Il mondo dei call center in Italia occupa più di 80 mila lavoratori (tra dipendenti ed esterni o temporanei) che producono un fatturato di oltre 2,3 miliardi di euro e un valore aggiunto di 1,3 miliardi di euro. È un settore che è esponenzialmente cresciuto negli ultimi dieci anni ma che tuttavia non ha ancora avuto un’organica regolamentazione. Quest’assenza legislativa influisce in ogni aspetto della vita dei lavoratori (che spesso sono donne e con un alto livello d’istruzione) a cominciare dalle condizioni di lavoro, i contratti, le garanzie negli appalti.

Nella provincia di Catania è un importante fattore di occupazione, impiegando circa 3mila lavoratori a tempo indeterminato e, a seconda dei periodi, tra i 6 mila e i 10 mila lavoratori con contratto a progetto. Già dal 2013 i rappresentanti della CGIL di Catania, il presidente della Commissione lavoro Cesare Damiano e l’on. Luisa Albanella, hanno evidenziato tutte le problematiche legate al lavoro dei call center, sottolineando soprattutto quanto sempre più spesso le aziende committenti, anche titolari di concessioni governative, trasferiscano all’estero importanti commesse, che in passato hanno impiegato migliaia di giovani italiani.  Un’ulteriore criticità emerge dalla differente legislazione sulla tutela e sul trattamento e la conservazione dei dati personali vigente in alcuni Paesi extraeuropei che rischia di pregiudicare la privacy e la sicurezza dei cittadini italiani, i cui dati, sono spesso visionati e tracciati.

L’on. Albanella ha così dichiarato: “Abbiamo previsto in questa proposta di legge che le aziende che abbiano usufruito di benefici, incentivi ed altro e che abbiano delocalizzato l’attività in Paesi esteri, siano tenute alla restituzione di quanto percepito negli ultimi cinque anni, maggiorato degli interessi legali. Questa proposta di legge è una conseguenza dell’indagine conoscitiva che abbiamo promosso in Commissione Lavoro: l’indagine ha individuato le molte criticità presenti in questo settore, come l’aggiudicazione delle gare al massimo ribasso, la mancanza di clausole sociali e garanzie occupazionali nei casi di cambi d’appalto ma soprattutto la questione degli incentivi, che creano concorrenza sleale, e la delocalizzazione delle aziende”.

Questo disegno di legge reintroduce anche la figura dell’Osservatorio nazionale sui call center, che era stato abolito qualche anno fa, per analizzare e valutare l’evoluzione tecnica, economica e normativa del settore anche con riferimento al fenomeno delle delocalizzazioni. Saranno istituiti sia il registro delle società che svolgono attività di call center sia il criterio d’appalto tramite l’offerta economicamente più vantaggiosa (anziché il minimo ribasso). Il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano ha inoltre sottolineato l’importante novità del principio della tutela dell’occupazione in caso di successione negli appalti che hanno portato troppo spesso all’immediata perdita del lavoro di tantissime persone.

Principi di tutela del lavoratore ma anche di salvaguardia delle imprese che, lavorando nella legalità, si ritrovano spesso tagliate fuori da chi senza scrupoli pone la condizione lavorativa al limite della legalità o usando gli incentivi governativi per azioni di concorrenza sleale.

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Viviana Mannoia



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