Accusa

Pista ciclabile, il consigliere Anastasi: “Dimissioni di Martelli? Ineccepibili”

Sebastiano Anastasi, consigliere di Grande Catania
Sebastiano Anastasi, consigliere di Grande Catania
11 apr 2016 - 13:29

CATANIA – “L’attuale amministrazione si contraddice da sola. La sua decisione di dimettersi è ineccepibile”: è un infuocato Sebastiano Anastasi quello che commenta la rinuncia all’incarico di direttore dei lavori della pista ciclabile da parte di Carmelo Martelli.

L’esponente di Grande Catania non si contiene nell’analizzare la situazione e l’accaduto, appoggiando pienamente la decisione di Martelli: “Normale che in una situazione del genere uno decida di lasciare. Non siamo più a vent’anni fa, quando c’era maggiore flessibilità. I fondi di una volta non ci sono più e bisogna fare bene i conti. E anche le leggi per apportare alcune modifiche alla viabilità sono più restrittive”.

Un attacco duro quello di Anastasi, che potrebbe anche passare per polemico e contrario alla pista ciclabile. Ma non è così: “Tengo a precisare che io non sono contro la costruzione della pista ciclabile, Anzi, credo che sia necessaria. È una cosa importante per una città che vuole crescere dal punto di vista sociale e civile”.

Ma, quello che sta dietro la costruzione della pista ciclabile di Catania è davvero un vortice senza fine: “L’unica cosa che posso sottolineare è che è assolutamente irregolare cambiare le direttive dopo che l’appalto è stato assegnato. L’attuale amministrazione non si rende conto che queste critiche le crea da sola. C’è qualcuno che dà le indicazioni e poi scompare, per poi ricomparire alla fine e criticare”.

Una storia che, probabilmente si è già vista in passato “con l’abbattimento del ponte del Tondo Gioeni e, recentemente, con la proposta del lungomare liberato. Una bella idea – prosegue il consigliere all’opposizione – ma che richiedeva un po’ più di tempo prima di essere messa in pratica e, soprattutto, un maggior confronto che le associazioni di categoria”.

Sta di fatto che i lavori proseguono, anche se i soldi mancano.

Andrea Lo Giudice



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