Criticità

“Piano per la Sicilia”, finanziamenti per 2,3 miliardi che rischiano di andare in fumo

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25 mag 2016 - 12:16

PALERMO - Oltre due miliardi che rischiano di “finire in fumo” grazie alla “mollezza” e alla “goffagine” del governo regionale.

Queste le cifre del “Piano per la Sicilia” ancora in stand by, in attesa di essere sottoscritto dal governatore Rosario Crocetta e dal premier Matteo Renzi.

Si tratta di un piano di investimenti previsto dal governo nazionale a beneficio di alcune macro aree quali le infrastrutture portuali e strategiche, l’urbanistica, l’edilizia pubblica, le energie alternative, il turismo, i beni culturali.

L’accesso al finanziamento è legato alla necessità di presentare progetti destinati alle aree in questione, cantierabili in tempi brevi (entro il 2016 e il 2017).

La Regione, però, avrebbe previsto soltanto un piano generico di intervento che, di fatto, rischia di mandare tutto a monte.

I sindaci, Lillo Firetto (Agrigento), Giovanni Ruvolo (Caltanissetta) e Maurizio Dipietro (Enna) hanno inviato una lettera al presidente, Rosario Crocetta, chiedendo un incontro che consenta di individuare gli interventi necessari da presentare al Tavolo del Governo nazionale “in una cornice di compartecipazione delle scelte che facciano uscire dall’emarginazione geografica e dalle secche del sottosviluppo nel quale i territori si trovano impantanati”.

“Ci si rammarica – scrivono i sindaci – che i temi delle aree interne paiano marginali e le istituzioni locali non siano coinvolte nella fase di predisposizione dei piani d’intervento”.

Nella lettera al presidente Crocetta si evidenzia invece “il diverso modo di approcciare i problemi da parte dei tre Comuni, capofila di un sistema territoriale autodeterminatosi di area vasta, partendo dalla condivisione delle risorse per uno sviluppo integrato delle ex province di Agrigento, Caltanissetta e Enna basato sul Turismo, sulla valorizzazione dei beni ambientali, paesaggistici, archeologici, museali, sulle filiere agroalimentari e dell’enogastronomia”.

Marco Bua



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