Intervista

Palermo, Falcone (FI) dopo i ballottaggi: “Noi ancora competitivi, puntiamo al governo regionale”

Marco_Falcone_Forza_Italia_Ars
28 giu 2016 - 17:24

PALERMO – Marco Falcone, capogruppo Forza Italia all’Ars, alla luce del recente risultato ottenuto dal suo partito agli ultimi ballottaggi, ne ha illustrato i punti di forza, senza risparmiare dure critiche al governo Renzi.

Qual è il punto di vista di FI in merito ai recenti ballottaggi elettorali?

Bisogna chiarire anzitutto che Forza Italia ha ancora tante frecce al proprio arco: a Caltagirone, a Vittoria come a Giarre, riusciamo ancora ad essere competitivi e a vincere, andando oltre il classico centrodestra, formato dai partiti classici. Se oggi FI riesce a presentare un candidato sindaco credibile e una buona coalizione con un progetto altrettanto serio, è chiaro che il centrodestra torna ovviamente alla ribalta e viene identificato dall’elettorato come un soggetto politico degno della responsabilità di governo“.

Per quanto riguarda la futura leadership, ora che Berlusconi sembra sul viale del tramonto, chi pensate possa prendere il suo posto?

Chi dice che Berlusconi sia sul viale del tramonto sbaglia: noi riteniamo che egli rappresenti ancora oggi un punto di riferimento, non soltanto per FI ma per tutto il centrodestra. Non dico questo perché siamo legati da un punto di vista affettivo al presidente Berlusconi, ma perché come egli stesso ha dimostrato nel corso dell’ultima campagna elettorale, la sua presenza si è rivelata essere assolutamente necessaria perché può rappresentare il meglio degli altri anche per la sua età, la sua esperienza, incarnando il punto di incontro di tutte le forze moderate che non si ritrovano da un lato nel centrosinistra e dall’altro lato in forze di protesta come il Movimento Cinque Stelle”.

Riguardando ai tempi del famoso “61 a 0” in cui con Micciché avete conquistato tutti i collegi uninominali in Sicilia, pensa che sia ipotizzabile un risultato analogo nell’immediato futuro? E se si, come?

Noi riteniamo che il centrodestra oggi con FI, punto nevralgico qua in Sicilia, possa ritornare a vincere le elezioni regionali. Stiamo lavorando alla formazione di un tavolo attorno a cui far sedere nei prossimi giorni tutte quelle forze che vanno da FI a Diventerà Bellissima di Nello Musumeci, a Cantiere Popolare, senza dimenticare Fratelli d’Italia, Noi con Salvini, il Partito dei Siciliani, Sicilia Nazione, insomma tutte quelle forze politiche che hanno sempre guardato al centrodestra. Ma siamo altrettanto convinti che se presentiamo un progetto credibile e anche delle persone spendibili, ci sono anche altre forze centriste che hanno guardato al centrosinistra perché non ritenevano più in vita il centrodestra: oggi queste forze si stanno ricredendo e stanno ritornando da noi. A Caltagirone, non a caso, vinciamo non soltanto con una coalizione squisitamente di centrodestra, ma anche con forze politiche che potevano benissimo stare a sinistra perché ritengono valida la bontà del nostro progetto. Di fatto hanno ragione a stare con noi: vinciamo con dieci punti di scarto rispetto al candidato sindaco del centrosinistra”.

Parlando di altre forze politiche, mi viene in mente il Nuovo Centrodestra, nato da una costola di FI: crede sia possibile il ritorno di Alfano e dei suoi?

Quando ci sono delle divisioni, sono sempre laceranti e portano con sè, al di là di chi avesse ragione o torto, una sconfitta. Allo stesso modo le vittorie, quando ci sono, sono comunque ridimensionate. Noi riteniamo che Ncd sbagli a stare con la sinistra: noi avevamo fatto un percorso all’indomani delle elezioni nazionali col Pd, progetto che voleva porre le basi per riformare la Costituzione, per le riforme istituzionali. Alla fine Renzi si è ‘ubriacato’ pensando di poter essere autosufficiente e in questa sua autosufficienza ha avuto anche quasi una ‘sindrome dell’imperatore’ a cui tutti dovessero rivolgersi, in modo da diventare, lui, il dispensatore dei vari privilegi. Facendo così è riuscito ad attirare il Nuovo Centrodestra, continuando poi ad attirare i fuoriusciti del Pdl come il gruppo Ala, poi aggregando anche altri soggetti usciti dall’estrema sinistra, come anche quelli di Scelta Civica: nel giro di un anno e mezzo quindi Renzi è riuscito ad incunearsi nei vari partiti, diventando il collettore di tanta gente delusa e che si sentiva isolata. Però a questo punto questa ‘macedonia’ ha fatto si che Renzi non si presenti più all’elettorato nella sua veste smagliante ma al contrario, in una veste abbastanza lacera tant’è che l’opinione pubblica lo ha snobbato. Ecco perché io credo che lo stesso Angelino Alfano stia riconsiderando la sua permanenza al governo: il Pil non è in aumento, il Mezzogiorno non si è risollevato contrariamente alle promesse fatte da Renzi. In particolare la Sicilia ha tutti gli indici economici in negativo: dinanzi a questa situazione post bellica che non esito a definire tragedia, è chiaro che bisogna riconsiderare la permanenza al governo. Ecco perché noi riteniamo che il ministro Alfano non possa più restare accanto al governo: il suo alveo naturale non può che essere il centrodestra”.

Teresa Fabiola Calabria

Redazione NewSicilia



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