Intervista

Pagliaro (Cgil): “La Regione ruba il futuro ai giovani siciliani”

pagliaro
Michele Pagliaro, segretario Cgil Sicilia
18 ott 2014 - 06:00

PALERMO - Il settore sanguinante della Regione Siciliana è la formazione professionale. Non sono bastate le promesse di rivoluzione del presidente Crocetta e dell’assessore Scilabra per invertire il trend negativo.

I sindacati hanno spesso picchiato duro contro l’amministrazione regionale, anche se nelle ultime ore il giovane assessore alla formazione ha rassicurato che i fondi per i corsi sono stati trovati e che sono stati emessi i mandati di pagamento. Crocetta ha aggiunto che “l’emergenza stipendi sta per finire” e ha sottolineato che “c’è una legge sulla formazione che arriva dopo 28 anni dall’ultima norma e dal 1976 nessun assessore ha mai presentato una riforma, l’unica cosa che è stata presentata è l’allargamento degli enti”.

La Cgil ha ha annunciato un sit-in dei dipendenti della formazione professionale davanti ai municipi delle nove province siciliane per il prossimo lunedì mentre mercoledì sarà la volta dello sciopero generale del comparto con manifestazione regionale a Palermo, davanti a Palazzo d’Orleans.

Il segretario generale della Cgil Michele Pagliaro, in un’intervista rilasciata a NewSicilia.it, ha spiegato le strategie del sindacato per uscire dall’impasse. Pagliaro ha sottolineato come i giovani siano quelli maggiormente danneggiati dai malfunzionamenti del sistema, come già denunciato sulla nostra testata.

- Segretario ritiene che le soluzioni annunciate dal governo regionale siano valide e risolutive in tema di formazione?

“Siamo molto critici rispetto le soluzioni che il governo ha posto in essere e la vertenza è molto incerta. Noi agiremo con 3 giornate di mobilitazione e giorno 20 ottobre, presso i vari comuni capoluogo di provincia siciliani, cercheremo di coinvolgere i sindaci nella battaglia per i corsi di formazione per i minori in obbligo scolastico. C’è un grave problema per questi ragazzi che non hanno visto partire i corsi. Gli stanno rubando il futuro e noi lo dobbiamo impedire”.

- Come possono agire i sindaci?

“I sindaci saranno nostri alleati e faremo iniziative per sensibilizzare i prefetti. Il presidente Crocetta, purtroppo, non ha un’idea chiara. L’albo unico proposto noi l’abbiamo studiato bene e contempla 8mila lavoratori e moltissimi amministrativi. Come si fa a creare della formazione in questo modo?”.

- Quali le altre iniziative?

“Giorno 21 ottobre saremo al ministero per sensibilizzare la politica nazionale per una vertenza che riguarda 8mila lavoratori che sono senza ammortizzatori. Sono passati due anni dall’elezione di questo governo regionale e ci aspettavamo un cambiamento e che la formazione potesse diventare un settore strategico anche con la riforma delle province. Ma, come sappiamo, ancora nulla è stato fatto”.

- Eppure il governo regionale parla di una riforma…

“L’assessore Scilabra dice di aver riformato il settore. Si tratta di un annuncio privo di contenuti. Ci dicono che è partita la terza annualità dei corsi ma noi facciamo fatica a vederla. Vediamo soltanto una mancanza di credibilità del nostro interlocutore e non si può andare avanti con pseudoriforme. Non ci sono i fatti: mancano i pagamenti per questi lavoratori”.

- Se lei fosse un deputato regionale voterebbe la mozione di censura nei confronti dell’assessore alla formazione?

“Non è opportuno entrare nel campo dell’azione politica. Dico solo che questo governo non sta dando risposte e c’è un globale giudizio negativo sia a livello regionale sia a livello nazionale per quanto concerne le scelte sul lavoro e sulla formazione. C’è bisogno di riforme vere e siamo pronti a lanciare iniziative per dire che questo governo regionale è al capolinea”.

- Il suo collega Maurizio Bernava della Cisl ha affermato che “il governo Crocetta è persino peggiore di quello Lombardo”, che ne pensa?

“Ci sono scelte clientelari della politica siciliana che sono figlie delle scelte che risalgono ai tempi di Cuffaro. Manca una visione sui temi dello sviluppo. Adesso conta non tanto individuare i responsabili ma capire cosa poter fare per i giovani. Sono circa 12mila quelli che ogni anno vanno via portando le loro capacità lontano dalla Sicilia”.

- A Catania il caso di Salvatore La Fata ha fatto riflettere e indignare. Le istituzioni, secondo lei, sono state assenti?

“La Fata era un nostro tesserato e siamo rimasti molto colpiti. È un uomo che faceva studiare i propri figli e viveva con una grande dignità. Proprio per via di questa grande dignità ha cercato di andare avanti come poteva e si è scontrato con uno Stato che ha ferito la sua sensibilità. Ognuno ha le proprie debolezze e il suo tragico gesto è stato l’epilogo del suo abbandono da parte delle istituzioni. La civiltà di un paese si misura in base alla capacità di aiutare i soggetti più deboli e, purtroppo, anche da morto il signor La Fata è stato abbandonato dalle istituzioni”.

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Andrea Sessa



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