Intervista

Nino D’Asero (Ncd): “Una svolta o andiamo al voto”

Nino D'Asero
30 set 2014 - 06:00

CATANIA - Sono giorni di grande fermento all’Ars. Dopo la seduta fiume dello scorso mercoledì la matassa non si è sbrogliata. Crocetta rimane sempre più isolato e l’opzione delle larghe intese appare naufragata. In aula il capogruppo dell’Ncd Nino D’Asero ha chiesto di imprimere una svolta urgente al modo di governare.

- Onorevole ha auspicato una svolta. In che modo e su quali temi può avvenire?

“Ho invocato una svolta concreta sulle varie emergenze sul tappeto. È il tempo del fare. Con Crocetta ci sono stati degli elementi di rottura iniziali positivi, però occorre anche una programmazione. Quest’ultima non c’è stata e senza di essa non vi sono le condizioni per governare. Occorre un governo autorevole che affronti i problemi della Sicilia e assessori competenti”.

- Come vede l’attuale governo?

“Oggi vedo un governo che non c’è, logorato da una continua crisi interna. Crocetta è impegnato nello scontro con il Pd e viceversa. Si tratta dello stesso Pd che aveva proposto il nome del presidente come candidato. La svolta deve essere un segnale di ripresa per la Sicilia. Sono per un’opposizione costruttiva e non distruttiva, ma in questo modo non è possibile costruire nulla. Serve subito una legge elettorale”.

- Ha parlato di legge elettorale. Spesso, però, si è detto che i partiti tengono in vita il governo Crocetta perché non sono pronti al voto…

“Non penso sia vero. Noi abbiamo votato la scorsa mozione di sfiducia che poi non andò in porto. Penso che adesso sulla nuova mozione di sfiducia circoli troppa demagogia. Io sono per i fatti concreti: noi non abbiamo paura del voto, ma siamo per il bene dei cittadini e per questo chiediamo un’azione forte del governo. Se non ci sarà, allora, meglio andare a votare”.

- Voterete la mozione?

“Sì, la voteremo e poi vedremo cosa succederà…”.

- Si è parlato di un tentativo da parte del suo partito di “abbracciare” l’Udc…

“È un problema politico che parte dal livello nazionale. Noi siamo disposti a collaborare per un’aggregazione dei moderati, ma tra il piano italiano e quello prettamente siciliano ci sono delle differenze”.

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Andrea Sessa



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