Intervista

Nello Musumeci contro i professionisti dell’antimafia

Nello Musumeci
16 mar 2015 - 06:49

CATANIA – Lo strappo nel cielo di carta del teatrino è ormai compiuto, gli scricchiolii del fronte antimafia diventano sempre più forti e continui, le maschere della legalità cominciano a cadere e la realtà che emerge lascia sgomenti.

Forse una tragedia preannunciata quella che ormai da tempo porta a parlare di “mafia dell’antimafia”, che svela i volti e i nomi di un nuovo nemico sociale contro cui combattere e da cui doversi difendere. Questo nemico indossa le vesti della legalità, si professa paladino e accanito sostenitore della lotta al racket e alla mafia e, forte della posizione acquisita, della fiducia guadagnata negli anni da parte delle istituzioni, nel buio di un retropalco che appare ormai troppo affollato, intasca tangenti, ottiene finanziamenti pubblici difficilmente rendicontabili e fa affari con la criminalità organizzata.

Su questa cocente questione e sui fatti degli ultimi tempi che hanno visto coinvolti due esponenti di spicco della lotta antimafia Robero Helg, presidente di Confcommercio Palermo, colto in flagranza di reato mentre intascava una tangente e Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia, sotto inchiesta per concorso esterno a Cosa Nostra, interviene Nello Musumeci presidente della Commissione regionale antimafia:Diffido da sempre dell’antimafia ostentata. Al di là dei casi specifici io sono convinto che l’antimafia vada predicata e praticata con sobrietà. Quando l’antimafia diventa una sorta di bandiera quasi sempre alimenta il sospetto che dietro possa esserci la volontà di fare facile carriera, di consolidare gli affari sul mercato o di accreditarsi nel consenso politico a seconda di chi la fa. Nel caso specifico ci siamo trovati di fronte ad imprenditori che hanno caratterizzato il loro impegno all’interno della loro categoria. Io sono un garantista per cultura politica e quindi sono convinto che bisogna aspettare i verdetti della magistratura tranne nel caso della fragranza di reato, è evidente. Però credo che queste vicende debbano servire ad accendere il riflettore sulla condotta dei politici, degli imprenditori e dei professionisti”.

Secondo Musumeci per contrastare corruzione e infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione è necessario dotarsi di un codice etico.

E rifacendosi indirettamente al caso Montante afferma:Questo codice etico Confindustria lo aveva già adottato ed è stata forse la prima in Italia ad essersene dotata. Però i codici vanno anche rispettati, le sanzioni debbono essere dure, pesanti, occorre che ci sia chi controlli il rispetto concreto delle norme perchè possa poi fare scattare le sanzioni”.

Insomma – continua Musumeci – è necessaria un’antimafia molto più sobria, responsabile. Basterebbe che ognuno nel proprio ambito svolgesse la propria attività secondo il rispetto di norme che prima di essere scritte devono essere sentite. Le norme morali, le norme comportamentali non sempre sono disciplinate dal codice penale”.

Giorni fa il presidente della commissione antimafia aveva parlato di segnalazioni ricevute su tre, quattro consiglieri comunali di palazzo degli Elefanti che in commissione avrebbero avuto il sostegno di ambienti malavitosi o addirittura da parenti e familiari di pregiudicati condannati per reati associativi.

C’è stato chi ha puntato il dito contro di lui chiedendogli di fare chiarezza per non gettare sospetti infamanti sull’intero consiglio: “Chi dice questo è un ipocrita e speculatore – afferma con toni pacati ma perentori Musumeci – e non ha a cuore la moralità della vita pubblica. Il primo a dire che nel consiglio comunale di Catania c’erano consiglieri eletti col sostegno della mafia è stato il presidente della regione Crocetta. Nessuno, dico nessuno, nè dall’interno del palazzo nè dall’esterno, ha mosso un dito e ha levato un grido di protesta. Quando io, da presidente dell’antimafia, ho dichiarato di aver ricevuto una segnalazione in base alla quale alcuni consiglieri comunali sarebbero parenti o contigui ad ambienti mafiosi, qualche paladino ha alzato il grido di protesta: ‘faccia i nomi o si rivolga alla magistratura’. Io non ho bisogno di fare i nomi perchè sono un organo di investigazione ed è chiaro che sto lavorando per accertare l’attendibilità della segnalazione. Al tempo stesso ho trasmesso quello che dovevo trasmettere alla procura della repubblica compresi i nomi affinchè la magistratura faccia le proprie indagini.

Sulla tanto proclamata Rivoluzione Crocetta e sulla lotta alla mafia intessuta dal governo regionale Musumeci ribatte con toni duri: “Se un presidente della regione si limita soltanto a gridare allo scandalo e a passare le sue giornate nei palazzi di giustizia mentre la Sicilia vive nell’assoluto collasso, è chiaro che è un pessimo presidente della regione. Credo che l’antimafia sia un prerequisito che non ha bisogno di essere ostentato da parte del presidente della regione. Quando è ostentato vuol dire che serve per nascondere la propria inerzia e incapacità nel governo di una regione complessa come la Sicilia”.

In risposta alle sibilline affermazioni di Don Luigi Ciotti presidente dell’associazione Libera che giorni fa proclamava “mi pare di cogliere, e poi non sono in grado di dire assolutamente altro, che fra pochi giorni avremo altre belle sorprese, che sono in arrivo, che ci fanno soffrire. Perché riguardano personaggi che hanno sempre riempito la bocca di legalità, di antimafia”, Musumeci in maniera lapidaria ma risoluta controbatte:Io credo che non esistano persone al di sopra di ogni sospetto. E i fatti recenti lo dimostrano. Io mi auguro che ci siano le scoperte, non mi auguro invece che ci siano le coperture”.

In conclusione, a fronte delle vicende di questi ultimi tempi, abbiamo chiesto all’onorevole di spiegarci quali possano essere le future mosse sul fronte antimafia.

Tuona dall’alto, come un monito, la questione sollevata decenni fa dall’autorevole penna di Leonardo Sciascia sui “professionisti dell’antimafia”. Lo scrittore sbagliò bersaglio e la sua penna colpì Paolo Borsellino ma oggi nessuno potrebbe negare l’acume di un uomo che ha saputo guardare lontano riconoscendo già ai tempi l’esistenza nella società delle così dette “facce di bronzo” che strumentalizzano la battaglia contro le mafie e puntano su un insano egoismo proiettato al successo professionale e a salire sul podio degli intoccabili.

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Daniela Torrisi



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