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A Messina il centro ‘Hotspot’ per migranti, Accorinti: “Contrari a questo sistema”

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3 giu 2016 - 13:40

MESSINA - Il progetto iniziale prevedeva la creazione di un centro Hotspot ad Augusta ma con il tempo, in particolare da febbraio scorso, per via di una forte opposizione del comune siracusano, il Ministero degli Interni ha deciso di virare su Messina. Oggi è ufficiale. Ad affiancare Mineo nell’accoglienza dei migranti in Sicilia sarà la città dello Stretto. 

Dai nuovi accordi sulle politiche migratorie stipulati tra Italia e Commissione Europea emerge la volontà della comunità internazionale di non accogliere ma di far rimpatriare gli immigrati, sistema, questo, di difficile attuazione e che sta trovando non pochi problemi. La risposta europea alle difficoltà di ricollocazione dei migranti è dunque la creazione di questi Hotspot nelle terre di approdo.

Ma cos’è un Hotspot?  Si tratta di un particolare tipo di centro (con una capienza di oltre 2.000 persone) per migranti, gestito dall’agenzia per il controllo delle frontiere dell’Unione Europea, Frontex e dalla polizia europea EASO, in cui le persone appena sbarcate vengono trasferite per le operazioni di identificazione, fototesseramento e prelievo delle impronte digitali, ai fini di uno screening che distingua i richiedenti asilo dalle persone destinate al rimpatrio. Insomma qualcosa di molto simile ai vecchi Centri di identificazione ed espulsione.

Nonostante in questi mesi anche a Messina si sia creata una forte corrente contro l’installazione del centro Hotspot la decisione del Viminale non ha subito mutamenti. Una protesta forse troppo silenziosa, specialmente da parte dell’amministrazione pubblica che solo adesso con l’ufficialità del provvedimento ha iniziato ad alzare la voce.

Il sindaco della città Renato Accorinti ha dichiarato: “Siamo contrari agli Hotspot perché Messina fa un altro tipo di accoglienza ai migranti“.

Santi Liggieri



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