Movimenti

Magmatica, la destra a confronto a Sant’Alessio

magma
2 ago 2015 - 11:51

SANT’ALESSIO SICULO - Nell’epoca di internet, delle relazioni e del cibo “fast”, della distanza dai problemi del mondo per un rintanarsi collettivo nella propria intimità esistono ancora delle comunità politiche attive sul territorio e con il concetto ben chiaro di cosa voglia dire militanza.

E proprio in un camping di Sant’Alessio Siculo, sulla splendida costa messinese a un tiro di schioppo dai lustrini di Taormina, ogni estate la comunità militante della destra e del mondo che gravita attorno ad essa si ritrova per una tre giorni di confronti, dibattiti di livello, musica, cultura, sport e solidarietà.

Il grande gap della destra – quello di non saper metter in campo eventi culturali con la capacità aggregante della sinistra – è stato ampiamente colmato con dimostrazioni pragmatiche proprio come Magmatica, organizzata dai ragazzi delle realtà non conformi come il Cervantes, Temerariamente, Casapound e Tana dei Lupi.

Un mondo si è ritrovato ma, come spesso è già accaduto in passato, diviso in diversi rivoli. Parte dell’estrema destra ha ceduto alla fascinazione di Salvini e della Lega, aderendo al progetto di respiro nazionale del leader milanese, mentre altri hanno portato la loro esperienza in diverse forme partitiche o associative.

Di certo uno degli argomenti principali è stato il quadro della situazione siciliana e la proposta lanciata dal deputato Angelo Attaguile, esponente di Noi con Salvini, che ha proposto per la candidatura della Regione lo scrittore Pietrangelo Buttafuoco. Giorgia Meloni – probabilmente per cercare di scavalcare a destra i salviniani – ha bocciato l’idea addebitandola a una conversione all’Islam dell’intellettuale.

Al di là delle scaramucce a Magmatica si è tenuto, venerdì pomeriggio, un dibattito sull’immigrazione, uno dei grandi temi della destra italiana.

Ad intervenire lo stesso Attaguile con Simone Di Stefano (Sovranità), Giovanni Moscato (Fratelli d’Italia) e Salvo Pogliese (Forza Italia). Diverse le posizioni in campo seppur concordi in un intervento dello Stato e dell’Europa per arginare le partenze e redistribuire i migranti sul territorio.

Moscato ha puntato il dito contro “il business sulla pelle dei migranti, che parte dagli scafisti e arriva sino a qui con le cooperative sociali e certa politica” mentre Simone Di Stefano ha promosso “forme di resistenza ai trasferimenti di migranti nelle periferie italiane come già successo nella capitale”.

Pogliese – da eurodeputato – ha snocciolato diversi dati su arrivi e partenze dei migranti proponendo di rivedere i trattati europei già siglati.

Ma il dato politico che è emerso per l’ex vicepresidente dell’Ars è chiaro: per le prossime elezioni regionali l’etneo sarà in pista. La rosa dei nomi che punta a Palazzo d’Orléans, nell’alveo composito della destra, appare dunque ingrossarsi.

Tra salviniani, musumeciani, forzisti ed esponenti di Fratelli d’Italia la destra dovrà trovare la quadratura per puntare alla Sicilia che attualmente vede una fortissima ascesa – con l’effetto “trazzera” – del Movimento Cinque Stellle e con un Pd che con la recente alleanza, seppur tacita, con l’Ncd cerca di arginare l’escalation pentastellata.

La Sicilia si conferma ancora una volta laboratorio politico visto che in chiave nazionale occorrerà mettere assieme le varie esperienze in vista dell’Italicum.

 

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Andrea Sessa



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