Polemica

Mafia in consiglio: emergono i nomi della relazione dell’antimafia

consiglio catania
14 gen 2016 - 15:46

CATANIA - Sino a ieri il presidente dell’antimafia regionale Nello Musumeci ha dichiarato di voler mantenere il più stretto riserbo sulla vicenda. Ma oggi alcune testate – LiveSicilia e MeridioNews – hanno pubblicato alcuni stralci della relazione dell’organismo presieduto da Musumeci nei quali sono contenuti i nomi dei consiglieri etnei che avrebbero contiguità con la criminalità organizzata.

I nomi che emergerebbero sono quelli di due consiglieri comunali e uno di circoscrizione. 

Riccardo Pellegrino (FI), Erika Marco (Megafono) e Lorenzo Leone (Articolo4) sono i consiglieri finiti sotto la lente d’ingrandimento della commissione antimafia.

Il fratello del consigliere Riccardo Pellegrino, Gaetano, è accusato di aver fatto parte del clan dei “Carcagnusi”, facente capo a Santo Mazzei.

Per Erika Marco l’antimafia si interroga “se esistano rapporti di vicinanza politica tra la Marco e il Pantellaro Rosario, fratello di Pantellaro Giovanni, già condannato per il reato di associazione mafiosa e poi divenuto collaboratore di giustizia” ed analizza la società denominata ICOMIT s.r.l., società riconducibile a Marco Fabio, padre di Erika”.

Con una visura si è appreso che la società è amministrata da Marco Francesco, ha tra i soci Gulisano Anna, moglie del Pantellaro. Il padre della consigliera è stato indagato e condannato in primo grado per reati aggravati dall’art. 7 del D.L. 152/91 che sono andati in prescrizione.

Mentre Lorenzo Leone è presidente della sesta circoscrizione ed è stato eletto in Articolo 4. Il fratello del consigliere, Gaetano, è stato condannato per 416bis e per diverse estorsioni

Nella relazione della commissione vi sono anche altri 2 nomi “stralciati” perché non sono stati trovati ulteriori elementi per confermare eventuali contiguità.

La redazione di NewSicilia.it ha cercato di contattare i diretti interessati per una replica e rimane a disposizione degli interessati per fornire la propria versione dei fatti.

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Andrea Sessa



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