Detenzione

L’ex presidente Cuffaro: “Il carcere è una vendetta dello Stato”

cuffaro
13 feb 2015 - 11:00

PALERMO - La situazioni delle carceri del nostro paese fa spesso discutere. Se la civiltà di una nazione si misura in base allo stato dei penitenziari in Italia ancora tanto lavoro c’è da fare. Molteplici sono gli interventi della politica, su tutti i Radicali e di Marco Pannella che da anni si batte per l’amnistia e contro lo Stato “criminale”, e della società civile.

Un detenuto illustre conosciutissimo dai siciliani è l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro che dal gennaio del 2011 sconta una pena di 7 anni per favoreggiamento alla mafia. Spesso finito nell’occhio del ciclone per polemiche riguardanti il suo vitalizio (che gli è stato poi tolto) o la visita negata dai giudici all’anziana madre malata.

Quest’oggi, in un intervento ospitato dal Giornale di Sicilia, Cuffaro ha usato parole durissime sul sistema carcerario: “Questo deserto che lo Stato crea per difendere ‘pace sociale e sicurezza’, è vendetta. Ed è ancora più grave e penoso perché lo Stato fa tutto questo ‘in nome del popolo’ per dare a qualcun altro la responsabilità della sua incapacità”.

L’ex presidente condannato invita a “ripensare alla validità della scelta del carcere come forma di espiazione della pena” e pensa ad alternative come “la possibilità di lavorare con l’obbligo di lasciare allo Stato parte del salario”.

Per Cuffaro “il detenuto non può essere trattato come un animale da governare, uno sconfitto da castigare, a cui farla pagare”. Parole che ripropongono la questione dei diritti dei detenuti e la colpevole mancanza, in Sicilia, di un garante e di un’assistenza sanitaria adeguata all’interno dei penitenziari.

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Andrea Sessa



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