Elezioni

Leoluca Orlando, le liste civiche e il partito del non voto

orlando1
14 giu 2017 - 17:19

PALERMO - Leoluca Orlando, sindaco per la quarta volta a Palermo, agli onori della cronaca a livello nazionale per aver stravinto, senza la benché minima necessità di ballottaggio. Leoluca Orlando (Cascio? non sappiamo se riporta ancora il doppio cognome del padre), addirittura, esalta la sua vittoria personale al di fuori di una accozzaglia di partiti, visto che aveva imposto, già prima della campagna elettorale, una sua candidatura sostenuta solo e soltanto da liste civiche.

Beh, la sua attività politica del trasformismo dal 1985 non ha registrato mutamenti; il prof iniziò con la democrazia cristiana, poi con la fine della prima Repubblica salì sul carro della Rete e poi accolto da Di Pietro nell’Italia dei valori, preferì fare il single, ma non scevro ai corteggiamenti dei partiti di sinistra, tanto che i risultati si sono avuti proprio domenica. Certo rimane il dubbio, perché l’Orlando, non in modo “furioso”, ma spavaldo, grida “Vittoria! Ha vinto il civismo politico” fuori dalla logica dei partiti, quando questi ultimi e per giunta della sinistra gridano altrettanto vittoria nell’averlo sostenuto. Beh, chi è in grado di discernere qualcosa da questo amletico dubbio, lo spieghi pure; almeno ci dica, magari in chiacchiere di curtigghiu, l’importante è capirlo, come fa a vincere le elezioni da solo se il Pd e company dichiarano ufficialmente che gli hanno dato il proprio sostegno?

Addirittura Salvatore Cardinale esulta per il successo di “Sicilia futura” che ha conquistato a Palermo l’8 per cento e per il cospicuo appoggio a Orlando; Davide Faraone del Pd dichiara che “squadra vincente non si cambia!” e che il progetto civico non deve essere cambiato alle prossime regionali. Quindi il logo dei partiti dovrà essere messo al bando e di sicuro vorranno chiamare il nuovo appuntamento elettorale regionale: “Elezioni Civiche regionali”. Un espediente da provare per poter battere il Centro destra?

In termini più chiari, almeno in Sicilia, i partiti sono diventati talmente antipatici, persino ai loro gestori e talmente fastidiosi che non meritano nessuna vetrina e nessuno “showroom”. Più in basso di così non si poteva cadere. Ma la gente non è stupida e ha capito la metamorfosi camaleontica in quest’ultima tornata civica in tutta l’Isola; tanto è che il partito del “Non voto” è cresciuto ancora, arrivando al 42 per cento, l’astensionismo non è stato mai così alto, in occasione di elezioni comunali, tanto da destare preoccupazioni più consistenti per le prossime consultazioni, sia regionali che nazionali, quando e come si vogliono chiamare, sempre politiche sono! Nessuno dei segretari di partiti, piccoli o grandi che siano, si preoccupa dell’astensionismo alle urne; si tratta di una problematica importante che in termini sociologici merita di essere affrontata, visto che potrebbe scatenare fenomeni parossistici di devianze e varianze sociali. In termini pratici? Far covare sotto la cenere rivolte e odi contro le stesse Istituzioni.

Giuseppe Firrincieli

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Redazione NewSicilia



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