Proposta

Olio tunisino in Europa, La Via: “Misura che danneggia i nostri produttori, chiediamo l’Igp”

Giovanni La Via
11 mar 2016 - 17:36

CATANIA - Da mesi si sente parlare di “fiumi” di olio tunisino destinati a invadere l’Europa senza alcun tipo di controllo e in barba alle esigenze di produttori, coltivatori e commercianti che, peraltro, da tale misura subirebbero un grandissimo pregiudizio.

Ebbene, occorre fare un po’ di chiarezza.

Dopo gli attentati terroristici in Tunisia dello scorso anno, L’Unione Europea decide di “sostenere” il governo tunisino con una misura volta ad incrementare l’economia del Paese, gravemente e profondamente prostrata dagli eventi.

Lo scorso settembre la Commissione Europea mette sul tavolo una proposta che ha come obiettivo proprio quello di correre ai ripari, offrendo al governo tunisino la possibilità di risollevarsi e di garantire la stabilità dell’ordine democratico, vacillante e precario offrendogli la possibilità di importare all’interno dell’Unione 35 mila tonnellate in più all’anno di olio tunisino senza pagare i dazi di importazione, generalmente previsti per i rapporti negoziali che vedano implicati Paesi “estranei” all’Unione Europea.

La misura, aspramente criticata da diversi paesi membri, si sarebbe così aggiunta all’accordo di associazione UE-Tunisia che già prevedeva l’immissione di 56.700 tonnellate “free tax”.

Il provvedimento viene sottoposto all’attenzione del Parlamento Europeo che opera due sostanziali modifiche chieste “a gran voce” da Italia e Spagna, in ragione della loro grande capacità produttiva nel panorama europeo: garanzie sulla certificazione di provenienza del prodotto (per evitare che possa essere spacciato per olio “europeo”, notoriamente considerato di qualità migliore rispetto a quello tunisino) e la possibilità di “spalmare” l’immissione delle 35 mila tonnellate annuali nel corso di 12 mesi (evitando così che possano crearsi distorsioni tali da determinare deprezzamenti o meccanismi concorrenziali poco fruttuosi).

 

Ieri, il Parlamento europeo ha approvato la “manovra” scatenando, di fatto, una bufera su quella che sembra essere “una misura che penalizza il nostro prodotto e che non giova affatto al produttore tunisino”, come dichiarato da Giovanni Pappalardo, presidente di Coldiretti Catania.

Proprio ieri, infatti, si è tenuta a Catania la manifestazione di protesta di agricoltori e commercianti, promossa da Coldiretti e che ha visto “una massiccia partecipazione di tutti gli addetti ai lavori per un tema che a noi siciliani sta molto a cuore”.

Alla decisione dell’Europa, però, farebbe da contraltare la proposta avanzata dall’eurodeputato Giovanni La Via circa la possibilità di ottenere la “certificazione” Igp (indicazione geografica protetta), proprio sull’olio siciliano, come già accaduto per altri prodotti regionali d’eccellenza che godono di tale riconoscimento (Arancia rossa di Sicilia, Limone Interdonato, Ciliegia dell’Etna, Cappero di Pantelleria e tanti altri).

L’Igp viene generalmente attribuito a quei prodotti le cui proprietà organolettiche o il cui sapore, sono fortemente condizionati dal luogo in cui nascono e si sviluppano. Rappresenta, dunque, un “marchio di fabbrica” che permette immediatamente di individuare le caratteristiche peculiari del prodotto.

La proposta – che ottimisticamente potrebbe concretizzarsi nell’arco temporale di 6 mesi – è già stata portata all’attenzione dell’Europa, che effettuate le dovute valutazioni sarà chiamata a esprimersi al riguardo.

Secondo La Via, dunque “L’Igp è uno degli strumenti correttivi perché ci potrebbe consentire di far aumentare i volumi di prodotto che vengono venduti all’estero. È una proposta già formulata dai produttori siciliani. Dobbiamo utilizzare l’occasione della discussione relativa alle importazioni di olio - conclude l’eurodeputato - per ottenere questa misura compensativa che è senz’altro un valore aggiunto per i nostri produttori”.

Marco Bua



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