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I sindacati sul caso Milluzzo: “Gli obiettori rispettino il diritto alla salute”

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21 ott 2016 - 07:34

CATANIA“Saranno i magistrati a fare piena luce sulla morte di Valentina Milluzzo ma, in attesa di comprendere cosa è realmente accaduto, le donne della Cgil ribadiscono che nessuna obiezione di coscienza può limitare il diritto alla salute delle donne, fuori e dentro il perimetro della legge 194″.

È il Dipartimento Politiche di genere della Cgil di Catania coordinato da Angela Battista e il segretario generale della Camera del lavoro, Giacomo Rota, ad intervenire a proposito del drammatico caso avvenuto all’ospedale “Cannizzaro” di Catania, ricordando che proprio la scorsa primavera, a tre anni di distanza dal Reclamo collettivo (n. 91 del 2013) da parte della Cgil nazionale, è stata resa pubblica, dopo il lungo periodo di embargo, la decisione di merito con cui il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha nuovamente riconosciuto che l’Italia con l’elevato numero di medici obiettori di coscienza, viola i diritti delle donne che – alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978 – intendono interrompere la gravidanza.

“Lo Stato deve sempre garantire la presenza di un medico non obiettore, e gli ospedali possono avvalersi della contrattazione per permettere la mobilità da un luogo di lavoro all’altro al medico non obiettore che garantisca questo diritto al momento del bisogno - concludono Battista e Rota -. Aspettiamo dunque la verità augurandoci che venga fatta al più presto, e che non si sia trattato di un caso di “vuoto dei diritti”‘ancora una volta a danno delle donne”.

Redazione NewSicilia



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