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La Festa nazionale de l’Unità giunge al termine, Renzi a Catania

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11 set 2016 - 11:35

ÈCATANIA - Dopo tante polemiche, dure critiche e giornate di poca affluenza, la Festa nazionale de l’Unità, “L’Italia che dice sì”, è giunta al termine.

A chiuderla non poteva che essere Matteo Renzi, presidente del Consiglio in carica nonchè segretario nazionale del PD, atteso questo pomeriggio, con il suo intervento di chiusura al palco centrale della Villa Bellini.

Ma per oggi continuano dibattiti e conferenze. La giornata è già iniziata alle 9,30, sempre al palco centrale, con il corso di formazione ‘Classedem’ con Andrea De Maria, Alessia Rotta, Lorenzo Guerini, Anna Finocchiaro e continua dalle 11.00, al palco Sicilia, dove si sta svolgendo la ‘Conferenza Segretari Circolo Pd Siciliani’, con Lorenzo Guerini, Tonino Moscatt, Antonio Rubino.

In chiusura della mattinata, alle ore 12,00, per la VIII Festa Nazionale dei Giovani Democratici, è prevista la Direzione Nazionale GD.

Intanto rimangono irrisolti i dubbi sul modus operandi secondo cui la festa si è svolta: spazi pubblici bloccati e chiusi ai cittadini, costretti a chiedere il permesso di accedere a un parco comunale, strade interrotte e partite sospese in vista dell’arrivo di importanti personaggi pubblici. Solo alcune delle vicende che hanno fatto da contorno all’evento, diviso tra il malcontento di alcuni e la soddisfazione di altri. Pareri discordanti, insomma, e tante problematiche.

Intanto ieri, penultimo giorno della festa con tema dominante il Referendum, si sono susseguiti sul palco della Villa alcune delle personalità più in vista della politica italiana. Risuonano ancora le parole dell’onorevole Maria Elena Boschi: “Chi vota no non vota per un’altra riforma, ma semplicemente per lasciare le cose come sono oggi. Chi vota sì approva le modifiche alla seconda parte della Costituzione e per fare fare un passo in avanti al nostro Paese. È questa la scelta che dobbiamo fare - ha dichiarato la ministra - . È un referendum determinante, decisivo su che Paese immaginiamo i prossimi 30 anno e non i prossimi sei mesi. Dobbiamo sentirci protagonisti e non spettatori di scelte che fanno altri”.

Clelia Mulà



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