Crisi

#CrocExit, il governatore più solo che mai e l’opposizione invoca il voto

crocetta
6 lug 2015 - 12:28

PALERMO - La profonda crisi del governo Crocetta è l’argomento principe delle discussioni della politica isolana.

L’analisi – in un’intervista rilasciata al Gds – di Fausto Raciti, segretario regionale del Pd è impietosa: “Oggi i problemi sono talmente grandi da fare tremare le gambe e continuano ad accumularsi. In altre parole l’antimafia non basta a dare legittimità a un’idea di governo, e spesso il principio secondo cui le denunce sono una certificazione di affidabilità e capacità si è rivelato illusorio: ha finito per coagulare sostegni interessati e trasformismi. Crocetta ha scelto la retorica dell’antimafia per sopperire a un deficit di rappresentanza politica. Invece avremmo dovuto sforzarci insieme di riformare profondamente il sistema politico e l’amministrazione”.

Molti invocano le elezioni e il centrodestra – tranne Nello Musumeci – che ha lanciato il progetto Diventerà Bellissima – è ancora in fase di ricomposizione e non sembra pronto a un ritorno imminente alle urne.

Così Musumeci, sull’onda degli ultimi avvenimenti greci, spiega che “noi il referendum non lo possiamo convocare, ma possiamo lanciare sulla rete la #crocExit per liberare la democrazia in Sicilia” e lancia l’hashtag #crocExit mentre Salvo Pogliese considera l’ultima direzione del Pd un chiaro segnale per il presidente.

“Game over per Crocetta e il suo governo – spiega l’eurodeputato -. Quella giunta dalla direzione del Pd, partito azionista di maggioranza del governo regionale, è più di una bocciatura nei confronti di Crocetta, è una vera è propria sfiducia. Se anche il Partito Democratico si è finalmente accorto della totale inadeguatezza di Crocetta, e degli innumerevoli errori da lui commessi che hanno messo in ginocchio la Sicilia, non ci può essere altra via di salvezza che andare immediatamente al voto anticipato”.

Ma i grillini sono scettici sull’ipotesi di un ritorno alle urne spiegando che nel Pd vige “la solita legge del Bostik: tutti insieme, appassionatamente, incollati alla poltrona. Ovviamente – si dirà – solo per grande, grandissimo senso di responsabilità”.

“Dopo che Crocetta ha dato la sua disponibilità a farsi da parte se il partito glielo chiederà – dicono i deputati pentastellati – il Pd è di fronte ad un bivio: fare gli interessi della Sicilia o quelli di bottega. Noi siamo convinti che prevarranno i secondi. Ma il partito democratico si dovrà assumere la responsabilità di questo scempio di fronte ai siciliani”.

“Il Pd e anche grande parte della maggioranza e della finta opposizione – continuano i deputati Cinquestelle - non vogliono andare alle elezioni, sanno che perderebbero. Ad aggravare il terrore dei parlamentari dell’Ars c’è anche il fatto che il prossimo Parlamento sarà più stretto, con soli 70 posti a disposizione. Chi è disposto veramente a rinunciare ad una sicura e pesante busta paga a fronte di un salto nel vuoto? Vogliono veramente il bene della Sicilia? Per una sola volta, da quando governano, facciano parlare i fatti: chiedano a Crocetta di dimettersi, e di farlo subito. Ogni giorno che passa è un passo in più verso lo sfacelo”.

Dopo esser stato scaricato anche da un simbolo antimafia come Lucia Borsellino Crocetta è, adesso, drammaticamente solo. Soltanto le mediazioni dietro le quinte del senatore Beppe Lumia potranno tenere in vita un governo che arranca.

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Andrea Sessa



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