Concorsi

Crocetta e la “sua” campagna elettorale 2017. Si aprono le danze

Rosario-Crocetta
14 mag 2016 - 10:22

PALERMO - Quattromilacinquecento prepensionamenti. In tanti dovrebbero lasciare i ruoli dell’amministrazione regionale da qui al 2019 nei tre anni e mezzo di applicazione della legge di stabilità regionale che ha dato il via libera alla riduzione del personale regionale.

Dopo la riduzione del personale dirigente con la cancellazione di 800 postazioni, è probabile che un numero simile di dirigenti lasci i ruoli nelle condizioni per il prepensionamento, poi, ci sono altri 3.800 dipendenti del comparto all’incirca e quasi tutti dovrebbero approfittare dello ‘scivolo’ che pur riducendo gli importi degli assegni di pensione, permette loro di andare via dall’amministrazione con condizioni migliori di quanto non sia prevedibile in seguito.

La stima è quella fatta con il piano attuariale del fondo pensioni. Si tratta di un obbligo di legge esteso a tutti i fondi pensione che devono periodicamente fornire la situazione aggiornata con un piano di spesa e sostenibilità da qui a 50 anni.

Se i prepensionamenti garantiranno la riduzione dei costi del personale della Regione, graveranno non poco sul fondo pensioni. Ed ecco che per garantire la stabilità del sistema bisognerà incidere su pensioni d’oro da una parte, e assegni di prepensionamenti dall’altra.

Ma i conti sulle pensioni dei regionali aprono un altro fronte oltre alla ormai nota e strumentale polemica populista sulle pensioni ancora in pagamento ed erogate con grande anticipo per effetto di norme non più in vigore.

Il fatto fondamentale è che con 800 dirigenti in meno, altri 500 in pensionamento ordinario, 3.800 dipendenti del comparto in prepensionamento e altri 500 in pensionamento ordinario, da qui al 2020 si rischia di portare i dipendenti regionali sotto la soglia minima dei 12mila necessari a far funzionare la macchina amministrativa regionale con tutte le sue filiazioni e competenze.

Scatta così la corsa ai concorsi. Dal 2020, scaduto il blocco del turn over, la Regione potrebbe fare i concorsi per assumere personale nuovo. Una eventualità sbandierata da un lato per ‘vestire’ di positività il provvedimento di prepensionamento e dall’altro mettere ‘acqua in mano’ ai tanti in cerca di lavoro aprendo una speranza.

Di fatto dopo gli annunci sui concorsi in sanità che dal Ministero continuano a non autorizzare perché i soldi non ci sono nonostante i risparmi del sistema, adesso arrivano anche i ventilati concorsi alla Regione, anche quelli dal 2020 e senza che all’orizzonte si intravedano risorse che possano coprire una simile operazione.

Mentre, però, nella sanità ci sono gli organici all’osso, mancano gli infermieri e la nuova norma comunitaria mette a rischio i servizi, i concorsi alla Regione sembrano una chimera di dimensioni ben più grandi. Fatto sta che la promessa di lavoro e concorsi ha sempre funzionato e si può dichiarare aperta la campagna elettorale per il 2017 in vista delle elezioni regionali che saranno difficili e foriere di grandi battaglie.

I deputati da eleggere saranno 20 in meno e molti degli uscenti non hanno molte speranze. Se passasse, poi, la riforma costituzionale con il referendum di ottobre che la Boschi promuove proprio in queste ore in Sicilia, i posti a disposizione per i professionisti della politica sarebbero ancora di meno senza più Senato e con una competizione ancora più forte alla Regione visto che i futuri senatori uscirebbero in parte dal parlamento regionale. Anche per questo negli ultimi giorni sono tanti gli esponenti politici che sono andati in ‘pellegrinaggio’ a roma a cercare riconferme in vista della candidature per spendere anche le possibilità create sul territorio e legate a promesse di concorsi e assunzioni.

Per leggere tutto l’approfondimento di Manlio Viola clicca qui

Redazione NewSicilia



© RIPRODUZIONE RISERVATA