Fallimento

Crocetta e la rivoluzione finita. Da Vittoria a Roma è bocciatura totale

crocetta finita
13 apr 2015 - 06:00

VITTORIA - Per l’uomo di Gela tutto (o quasi) ha avuto inizio a Vittoria. Appare strano ma proprio dalla popolosa città ipparina è partita la rincorsa di Rosario Crocetta verso la presidenza della Regione.

crocetta giornale

L’annuncio della candidatura di Rosario Crocetta

Una città che l’attuale presidente conosceva benissimo, da sindaco della vicina Gela, e che stimava per l’amministrazione amica guidata, per due mandati consecutivi, dal sindaco Giuseppe Nicosia.

Proprio quest’ultimo fu il primo sindaco a schierarsi apertamente con Rosario Crocetta per la presidenza della Regione fornendo il proprio endorsment e quello di tutto il Pd cittadino. Crocetta – in città nel giugno 2012 – diceva: “Parto da Vittoria per dare un segnale forte a una città piegata dalla crisi economica, dove l’agricoltura è in forte difficoltà. E poi ad amor dato rispondo con altrettanto amore”.

Ma si sa che le parole della campagna elettorale se le porta via il vento. A distanza di due anni in città dell’amore di Crocetta non c’è traccia e il solo pronunziare il nome del governatore ormai non è molto popolare ed il primo a parlare di una rivoluzione che non c’è mai stata è proprio Giuseppe Nicosia.

“C’è stato un trend politico – spiega il sindaco – che non ha rispettato la rivoluzione che ci aspettavamo. L’amico e grande sindaco Rosario Crocetta aveva promesso un atteggiamento di grande innovazione: noi lo abbiamo sostenuto però non c’è stata nessuna rivoluzione. Si è entrati nel solco della tradizione dove comandano le grandi città e vale poco che Vittoria si sia spesa per prima”.

Ma per Crocetta le bocciature sono arrivate anche da Roma. Il governo nazionale ha inviato un assessore per vigilare direttamente sui conti della Regione e la recente visita del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha riacceso gli spettri del commissariamento della Sicilia.

Con il suo candore il ministro, in visita a Catania lo scorso sabato, ha parlato di un incontro tra governo e Regione “per cercare di fare fronte a delle situazioni particolarmente delicate: crisi occupazionale e precariato, rispetto al quale il governo è intervenuto con risorse aggiuntive specifiche” e ha sottolineato che “ci deve essere un impegno in primis della Sicilia per la Sicilia”. Tradotto vuol dire che il governo ci ha messo del suo, adesso è Crocetta che deve darsi da fare per far quadrare i conti.

Lo spettro del commissariamento è tornato a farsi vivo anche nelle dichiarazioni della Boschi che in un secondo momento ha corretto il tiro – dopo le strigliate di Ardizzone – dicendo che non c’è alcuna ipotesi del genere in piedi.

Adesso c’è un ddl sulle Province bocciato dalla stessa maggioranza e la partita del bilancio da giocare. In più vi è una Sicilia spezzata in due per il crollo del viadotto sulla A19. Quale rivoluzione di Crocetta è iniziata in questi due anni? O è già finita? 

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Andrea Sessa



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