Trasporti

Crisi Amt, Lungaro: “La Regione ci sta lasciando morire”

Carlo Lungaro
7 mag 2016 - 12:06

CATANIA - L’Amt è sul ciglio di un burrone. Sporgersi di un solo centimetro significherebbe soccombere.

Proprio ieri si è cercato di salvare l’azienda dal baratro con la previsione di due piani di intervento e risanamento che, come ci conferma il presidente Carlo Lungaro, hanno come principale interlocutore la Regione.

“Ieri abbiamo esaminato i problemi dell’azienda – ha commentato -. Problemi legati soprattutto al ruolo della Regione che ci sta lasciando morire. Vantiamo un credito di oltre 30 milioni e non si può pretendere di addossare il costo del servizio soltanto ai cittadini. Non riesco a immaginare – ironizza Lungaro - un possibile prezzo del biglietto se il servizio gravasse solo su di loro. La situazione è davvero drammatica. Se non si rispettano i ruoli e non si onorano i debiti non si può costruire niente”.

Su quanto trapelato dall’incontro di ieri e sulle presunte dichiarazioni del direttore generale, Antonio Barbarino, che annuncerebbero tagli e licenziamenti, arriva puntuale la smentita da parte dello stesso Barbarino e dal presidente Carlo Lungaro.

“Non si è assolutamente parlato di tagli – chiarisce Barbarino -. Si sono profilate due ipotesi per salvare l’azienda ma nessun taglio né licenziamento. Soltanto nell’ipotesi meno fortunata in cui la Regione non dovesse onorare i propri impegni economici nei nostri confronti potrebbe, in ultima istanza, profilarsi la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali. Da parte della società non c’è alcuna volontà di procedere a licenziamenti. Rammarica constatare – denuncia il direttore generale - che nel giro di quattro anni il servizio urbano di Catania, in termini di risorse e di chilometri è stato praticamente dimezzato.”

Anche il presidente, Carlo Lungaro, prende una posizione decisa sulla questione: “Ma quali tagli? Dobbiamo offrire un servizio allargato. Semmai mancano dipendenti, autisti soprattutto. Si sta creando un allarmismo sociale esagerato e immotivato. Dispiace vedere che alcune categorie scendono in piazza e ottengono quello che vogliono, noi, forse, siamo troppo signori”.

Marco Bua



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