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Crisi Amt, Lungaro: “Dimissioni? Quando deciderò io”

Carlo Lungaro
10 giu 2016 - 12:31

CATANIA - “Ho degli impegni contrattuali e darò le dimissioni quando vorrò”. Così il presidente dell’Azienda Metropolitana Trasporti, Carlo Lungaro, risponde a chi gli ha chiesto di lasciare la poltrona.

Si sa, l’Amt vive uno dei momenti più bui della sua storia, complice i numerosi crediti vantati dalla Regione e dall’amministrazione comunale di Catania: “Da Palermo sappiamo - spiega il numero uno Amt - che ci pagheranno mensilmente una quota della somma che ci spetta. Per quanto riguarda Catania, invece, sappiamo che l’assessore si è impegnato a restituire quello che ci spetta”.

Si, ma quando? Su questo punto c’è ancora una fitta nebbia. Si parla di circa 30 milioni di euro, destinati alla manutenzione dei mezzi e al pagamento degli stipendi. Due aspetti fondamentali per garantire un servizio adeguato a una città come Catania.

Ma, al momento, la situazione è sotto gli occhi di tutti. Mezzi insufficienti e in cattive condizioni e un’utenza sempre più insoddisfatta e arrabbiata. A tal proposito, è sempre Lungaro a dare maggiori spiegazioni: “Per fare un trasporto pubblico locale adeguato occorrono tre cose essenziali. La prima è il personale: su questo punto possiamo dire che lo abbiamo, è numeroso e, soprattutto, qualificato. Alcuni dei dipendenti conoscono l’azienda in tutti i suoi aspetti. In secondo luogo, occorrono i mezzi: al momento mancano, inutile negarlo. Ma entro fine anno dovrebbero arrivare altri 40 mezzi. Infine, i soldi e i contributi chilometrici: questi, invece, mancano. La maggior parte delle finanze viene dall’utenza, ma se non offriamo il servizio i soldi non arrivano. Poi, ci sono quelli che aspettiamo dalla Regione e dal comune di Catania. Se mancano non possiamo fare nulla”.

E, dalla richiesta delle dimissioni, dunque, si torna al famoso cane che si morde la coda, o, se preferiamo, allo scarica barile tra azienda, Regione e amministrazione comunale. Ma si sa, anche “questo fa parte del gioco politico”.

Andrea Lo Giudice



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