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Crisi agrumicola, venerdì all’Esa incontro con operai del settore

Concetta Raia e Antonello Cracolici
9 feb 2016 - 18:42

CATANIA - Venerdì 12 febbraio (ore 15), al Palazzo dell’Esa, l’assessore regionale all’agricoltura Antonello Cracolici e la presidente della Commissione Ue all’Ars Concetta Raia incontreranno gli operatori del settore agrumicolo per affrontare le tante questioni che attanagliano il comparto.

“Ci sono tante questioni che mortificano il comparto – ha anticipato la presidente Raia - dalle importazioni in aumento e poco regolamentate ai costi di filiera alle stelle, passando per il calo dei consumi alle patologie strutturali come l’epidemia del virus tristeza, che richiedono non solo risorse ma programmazione. Su quest’ultimo punto, riformuleremo all’assessore Cracolici una proposta per un programma di ristrutturazione e valorizzazione del comparto”.

“Un primo passo è già stato definito – ha proseguito – con il finanziamento dei primi 10 milioni di euro e la riconversione di circa 1.100 ettari di agrumeti, ma per far fronte al virus bisogna provvedere ad una programmazione pluriennale che attinga ad un cospicuo finanziamento di circa 50 milioni di euro per favorire la rinascita di un territorio che vuole essere più competitivo e all’altezza di nuove sfide”.

Concetta Raia ha poi accennato ad una proposta presentata dal settore del “trasformato” lo scorso ano all’Assessorato regionale dell’agricoltura: “È stata presentata al fine di permettere l’applicazione di norme e procedure comuni nella gestione delle attività produttive, con la realizzazione di database che diano prontezza della quantità di agrumi prodotti e trasformati, con tanto di tutela normativa con l’integrazione delle direttive comunitarie. La riproporremo all’assessore perché se davvero la valvola dell’industria di trasformazione chiudesse sarebbe l’ennesimo colpo di grazia per il comparto”.

“Va incentivato – ha concluso – il confronto con il mondo della ricerca e sarebbe auspicabile l’istituzione di un unico centro in Sicilia dove possano confluire le esperienze dell’Università di Catania, Palermo, il Parco scientifico e tecnologico ed i servizi fitosanitari regionali e consentire la nascita di un laboratorio da quarantena che tra l’altro sarebbe il primo d’Italia”. 

Redazione NewSicilia



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