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Consiglio comunale sostiene l’informazione. Arcidiacono: “Tutelare realtà locali”

arcidiacono
1 ott 2015 - 17:14

CATANIA - Con un ordine del giorno presentato dal consigliere Sebastiano Arcidiacono e approvato e firmato da tutti i capigruppo, passato  all’unanimità, il civico consesso ha manifestato vicinanza alle realtà locali dell’informazione che vivono un momento di forte crisi.

“Da diversi mesi assistiamo con particolare preoccupazione – spiega Arcidiacono - alla grave crisi del sistema dell’ emittenza televisiva regionale e della città di Catania che ha portato a chiudere i battenti, tra le altre, testate storiche come Telejonica e Rete8 e mettere gravemente in crisi Telecolor, Tele D e per ultima anche Antenna Sicilia, la prima emittente siciliana e una delle prime in Italia anche per audience”.

Per il consigliere “ogni emittente televisiva o radiofonica, giornale cartaceo oppure on line e, più in generale, ogni canale costretto a chiudere o a restringere il proprio ambito di azione non fa che diminuire gli spazi di dibattito, di confronto delle diverse opinioni e, quindi, di democrazia. Il consiglio comunale, per quanto concerne la situazione di Antenna Sicilia, ha invitato la proprietà editoriale a esperire ogni iniziativa utile a salvare il prodotto informativo e il patrimonio di competenze e alte professionalità frutto di una lunga esperienza acquisita sul campo, anche consentendo la partecipazione dei lavoratori a un progetto imprenditoriale che salvi la prestigiosa emittente e lo spazio di opinioni e dibattito plurale necessari in Sicilia”.

Parimenti l’ordine del giorno sollecita il presidente della Regione, il sindaco e le forze sociali e politiche della città a fare fronte comune per salvare l’informazione siciliana e cittadina mettendo in atto ogni tentativo per creare meccanismi di salvataggio delle testate giornalistiche in difficoltà economica, a cominciare da un congruo stanziamento in grado di finanziare, e rendere finalmente operativa la legge regionale di sostegno all’editoria varata dall’Ars due anni addietro. 

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Andrea Sessa



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