Anticorruzione

Codice etico
riforma la politica siciliana

29 lug 2014 - 12:07

PALERMO - In un mondo sempre più corrotto si cerca di dare una nuova immagine alla politica siciliana rilanciando i giusti valori. Questo quanto contenuto nei trentotto articoli del nuovo codice etico approvato dalla Commissione Antimafia. Si attende l’approvazione dell’Aula.

Un duro colpo alla corruzione ed all’illegalità. Questa l’idea del nuovo disegno di legge, già approvato dalla Commissione Antimafia dell’ARS e che potrebbe essere votato dall’Aula dopo il passaggio in Commissione Affari Istituzionali.

Un vero e proprio codice etico da far rispettare e che prevede della sanzioni in base ai reati commessi, più o meno gravi. Ad essere puniti potrebbero essere sia i dipendenti della Regione siciliana sia gli amministratori che i rappresentati di cariche pubbliche. Nessuno escluso insomma.

Il codice è composto da 38 articoli, atti a regolare i rapporti tra politica e morale, come il passaggio da un partito a un altro, o le sanzioni ai danni di deputati o personaggi che ricoprono incarichi pubblici o che già ne occupano uno.

A spiegare meglio l’intento del codice è il presidente della Commissione Antimafia, Nello Musumeci:Voleva dare alla Regione un codice etico che regolamentasse i rapporti tra la politica ed i valori sani che dovrebbero essere contenuti in essa. Abbiamo lavorato per sette mesi su questo progetto e speriamo che venga approvato entro la fine dell’anno. Sarebbe il primo documento di questo genere adottato da una regione”.

L’illegalità e l’immoralità, oltre a sporcare l’immagine della regione Sicilia e della politica, recano gravi conseguenze anche dal punto di vista economico. Un concetto ben espresso dal vice-presidente della Commissione Regionale Antimafia, Fabrizio Ferrandelli: “L’illegalità, la corruzione e l’immoralità sono anche dei costi economici per i siciliani. Con questo codice potremmo liberare l’economia, oltre che ad imporre dei comportamenti etici sacrosanti a burocrati e politici. Questo codice si presenta come una vera e proprie riforma economica”.

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Andrea Lo Giudice



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