Opinione

La chiamano “Garanzia” Giovani, ma proprio a garanzie siamo messi male. LE TESTIMONIANZE

Garanzia Giovani
22 mar 2016 - 13:01

CATANIA - “Sono finiti i 6 mesi previsti da Garanzia Giovani ma non ho ancora visto il becco di un quattrino – commenta Giuseppe, un giovane di 26 anni che ha aderito al piano europeo Garanzia Giovani -. Mi sento sfruttato. In più scopro che ci sono 41 milioni spariti nel nulla. Cosa posso aggiungere? Se era questa la soluzione alla disoccupazione giovanile…”.

Storie come queste, purtroppo non sono isolate ed è evidente che qualcosa non sia andato come previsto.

“Assicurazione, promessa certa, fondata speranza dell’avverarsi di cosa futura”, è questa la definizione che un qualsiasi dizionario dà del termine “garanzia”.

Ebbene, se questo è il significato intrinseco della parola, qual era quello del piano europeo per combattere la disoccupazione giovanile? Forse “progetto” o “programma” sarebbero stati più appropriati. Quantomeno non avrebbero creato tanta aspettativa.

Quale garanzia ha Giuseppe (e centinaia di altri giovani nelle sue stesse condizioni) di vedersi rimborsati i 6 mesi in cui ha lavorato praticamente gratis?

Quale garanzia per Giuseppe (e per centinaia di altri giovani nelle sue stesse condizioni) di essere assunto al termine del periodo di “formazione”?

E ancora, quali prospettive può avere un Neet (Not engaged in Education, Employment or Training), quando il suo futuro è stato messo su una piattaforma informatica che è “crollata” con la scadenza di un contratto?

Occhio a usare le parole giuste perché al momento sono soltanto quelle a dare speranza ai giovani siciliani.

Se sono queste le garanzie…no grazie, non le accettiamo.

Marco Bua



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