Rimprovero

Catania, il sindaco bacchettato sulla mancata parità di genere

27 gen 2015 - 06:00

CATANIA - Sulla questione della parità di genere riguardante la toponomastica già ieri abbiamo evidenziato come il sindaco abbia disatteso le indicazioni del consiglio comunale e le sue stesse dichiarazioni.

Su otto nuove vie soltanto una è stata dedicata a una donna. Non sono tardate ad arrivare le reazioni indignate e tra queste c’è quella di Pina Arena, referente area didattica di Toponomastica Femminile, un progetto che si batte per il rispetto della parità di genere e nato con l’idea di “impostare ricerche, pubblicare dati e fare pressioni su ogni singolo territorio affinché strade, piazze, giardini e luoghi urbani in senso lato, siano dedicati alle donne per compensare l’evidente sessismo che caratterizza l’attuale situazione”.

Pubblichiamo integralmente l’intervento di Pina Arena:

Condivido l’indignazione e la delusione per la scelta della Commissione Toponomastica catanese, sorda alla proposta dei gruppi femminili e femministi etnei di rintitolare a Goliarda Sapienza la Piazza delle Belle, nel quartiere storico di San Berillo in cui la scrittrice è nata. Per la scrittrice la Commissione sceglie, invece, una strada periferica, lontana dai luoghi della vita di Goliarda.

Un’occasione mancata per l’amministrazione catanese: non dare ascolto e risposte ai cittadini e alle loro legittime e motivate domande non fa bene né alla città né a chi la governa.

Ma la mia perplessità e la mia delusione vanno oltre, perché ben altri segni di intelligenza politica avevano fatto sperare recenti disposizioni che vorrei richiamare alla memoria degli amministratori della nostra città. Due mesi fa, infatti, nella giornata simbolica del 25 Novembre, il Consiglio Comunale catanese ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno che “impegna” l’amministrazione a “rivedere la toponomastica cittadina affinché ogni nuova intitolazione tenga conto della parità di genere”. Nella stessa giornata è stata depositata una proposta di modifica del Regolamento toponomastico comunale, perché sia garantita equità di genere.

I due documenti sono stati presentati dai consiglieri Maria Ausilia Mastrandrea e Sebastiano Arcidiacono, che hanno accolto, con sensibilità ed intelligenza politica, l’appello del gruppo Toponomastica femminile che da anni conduce nel territorio nazionale ricerche sulla storia femminile e fa pressioni sulle amministrazioni perché strade, piazze, giardini siano dedicati a donne di valore, per compensare l’evidente sessismo che caratterizza anche la toponomastica.

“Approvare all’unanimità” vuol dire riconoscere il valore di una richiesta, attribuirsi responsabilità di un atto da condurre a compimento ma già preso in adozione.

E allora cosa è stato di quella attribuzione di responsabilità, di quella presa di posizione istituzionale fatta davanti alla città? Ci risiamo: un’altra occasione mancata per l’amministrazione catanese.

Otto strade da intitolare: ed ecco che la Commissione toponomastica – presieduta dal sindaco, alla presenza dei consiglieri comunali Sebastiano Anastasi, Giovanni Marletta e Nino Vullo – propone i nomi di sette uomini e di una sola donna. Una domanda, a nome delle cittadine di questa città: “Questa città e questo Paese non hanno donne, alla pari degli uomini, grandi e meritevoli di memoria e di intitolazioni di strade e piazze?” Sette intitolazioni maschili ed una sola (e periferica) femminile non sono risposte eque alla domanda di rispetto e ascolto del valore della differenza di genere che giunge dai cittadini e dalle cittadine di Catania.

Teniamo fermo un punto fondamentale, imprescindibile: questo mondo lo hanno costruito insieme uomini e donne, la storia è frutto dell’impegno e del lavoro maschile e femminile. Il gruppo Toponomastica femminile, con i suoi ottomila membri, ha dimostrato che in Italia, come in Francia o in Germania – e Catania non fa eccezione – solo il 4% delle strade è intitolato alle donne. Intitolare strade alle donne è un atto di grande valore simbolico, un atto dovuto, non per pareggiare un conto, di per sé impareggiabile, ma per restituire a noi stesse e a tutti gli esseri umani memoria e segno di ciò che è stato taciuto, non detto, sminuito. L’amministrazione comunale recuperi memoria degli impegni presi, conduca a compimento l’iter di modifica del Regolamento toponomastico, nel rispetto della differenza di genere, ascolti chi coltiva conoscenza e memoria del valore delle storie di uomini e donne che hanno costruito la Città e la Storia. Abbiamo bisogno di modelli maschili e femminili, autorevoli e di valore, ne hanno bisogno i nostri figli e le nostre figlie. Ne ha bisogno chi amministra la città.

Attendiamo, dunque, altre risposte, ispirate a politiche illuminate, di parità e rispettose degli impegni presi. Attendiamo i giusti passi indietro rispetto alle scelte ”dispari” di queste giornate. Le cittadine stanno a guardare e si aspettano che chi amministra sappia ascoltare e dare valore alle loro voci.

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Andrea Sessa



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